giovedì 3 febbraio 2011

IL DISCORSO DEL RE: LE VOSTRE OPINIONI


Già da ora è uno dei film dell'anno: 14 nominations ai BAFTA, 7 ai Golden Globe, 12 all'Oscar, alcune statuette già praticamente assegnate (Colin Firth) e un successo al botteghino che sta crescendo sempre più (siamo a quota 151 milioni di dollari a fronte di un costo di 15). Su Ciak in edicola trovate la recensione di Il discorso del re di Tom Hooper, Colpo di Fulmine del mese, firmata da Stefano Lusardi. Qui ve ne proponiamo un estratto: «Nella sua forma il film è un buon prodotto della classica scuola britannica: un'ambientazione rigorosa, una bella galleria di personaggi, una regia impeccabile, con Hooper capace di usare spazi opprimenti come specchio dell'angoscia del protagonista. (...) Colin Firth e Geoffrey Rush funzionano alla grande perché giocano su terreni contrapposti: aristocratico, ingessato, tutto silenzi e balbetti Colin/Bertie; popolare, istrionico, solare e australiano Geoffrey/Lionel». Ecco invece la recensione del Direttore di Ciak Piera Detassis su Panorama: «Un tranquillo film di paura, racconto assai classico e di british eleganza che sotto il tweed, Balmoral e l'intreccio perfetto di teiere nasconde il terrore sociale, il panico fisico dell'inadeguatezza. Ma di tutto questo lo spettatore quasi non si accorge perché segue senza un attimo di distrazione la storia del principe Albert che diventerà re Giorgio VI grazie al fratello Edward VIII, dimissionario a causa di una certa Wallis Simpson. Per il timido Albert non c'è peggiore prospettiva perché è arrivata l'era della radio, che obbliga i re a farsi attori e lui balbetta orrendamente. (...) Un buddy movie e una magnifica, sconosciuta storia vera che cela scontri e traumi ben più sostanziosi e culmina nell'emozione del famoso discorso del 3 settembre 1939 con cui Giorgio VI annuncia al popolo l'entrata in guerra, supportato sillaba per sillaba da quello che è diventato il suo insostituibile tutor, Lionel. Grande film per due interpreti straordinari, il funambolico Firth balbuziente allo stremo e soprattutto Geoffrey Rush, un protagonista terragno ma di straordinaria follia. Imperdibile». Qui nella redazione di Ciak abbiamo amato quasi all'unanimità il film di Hooper eppure Il discorso del re ha diviso il pubblico: chi lo ha amato alla follia e chi invece ha accusato la pellicola di essere eccessivamente fredda.
Voi lo avete visto? E cosa ne pensate?

18 commenti:

Cristian ha detto...

Ecco, tanto per proseguire il discorso del precedente post, qui ad esempio non starebbero male le opinioni di altri giornalisti di Ciak, molto più interessanti, almeno per me, di quelle di noi lettori.
Comunque io sono uno di quelli che hanno trovato il film sicuramente ben fatto e recitato, ma freddino: non mi ha coinvolto, né emozionato per niente! Quindi spero vivamente che vinca meno Oscar possibili, anche se, visti i recenti trionfi ai vari PGA, DGA e SAG, temo proprio che farà man bassa!

Anonimo ha detto...

Caro Cristian
rispondo all'appello: sono piuttosto d'accordo con te, Il discorso del re è un film recitato meravigliosamente, ma molto freddo, sono entrato in sala con aspettativa enormi per uscirne piuttosto deluso. Rush grandissimo, ma FIrth era meglio in A single man e la storia è decisamente prevedibile e già vista con l'uomo della strada a confronto con il regale. Il dibattito è aperto: io per esempio considero l'ambizione di Nolan e Inception di gran lunga superiore, difetti compresi, alla compostezza di Hooper.
Andrea Morandi

Anonimo ha detto...

Mi pare che il cuore freddo di pellicole che sulla carta dovrebbero emozionare sia un po' il filo rosso che unisce diversi film candidati agli Oscar. E' freddo The Social Network, così come Inception, che forse assomigliano alla visione del mondo dei rispettivi registi. Ma anche The Town, per cui Renner è candidato. Per Il discorso del re l'apparente limite potrebbe essere anche un pregio: in fondo quando si parla di handicap è facile scivolare nella retorica. E poi, diciamolo: fuori dalla terra d'Albione è difficile far appassionare il pubblico a vicende regali. Il discorso del re ci riesce, e non è cosa da poco.
Marco Consoli

stanzedicinema.com ha detto...

La mia recensione è qui:
http://stanzedicinema.com/2011/01/31/il-discorso-del-re/
Più che film freddo o caldo, mi è parso un film vecchio, vecchissimo, imbalsamato.
Un film corretto, ben recitato, ma senza una goccia di sangue e di passione.
Cinema perbenista, conservatore, inutilmente pedagogico.
Che cosa ci trovino di eccezionale ad Hollywood è un mistero...
Marco Albanese

Anonimo ha detto...

Inception è un film che tratta dei sogni in un modo che mai è stato fatto, ci ho visto molta più passione e voglia di portare sullo schermo qualcosa di nuovo. E' il mio Oscar personale.

Ricopio qui la mia polemica che ho messo anche nell'altro posto riguardo a Ciak: in realtà a me non importa molto di un sito web ben fatto, vorrei che Ciak tornasse come era una volta, specialmente negli anni dal 1998 al 2008. Era molto più approfondito, c'erano foto bellissime, tante rubriche interessanti, tanti allegati (come scordare la collezione di libri sulle 100 star i 100 capolavori, quelli sui generi, sugli oscar,su Tarantino, sulla grande Hollywood) erano bellissimi, poi i poster, i mini ciak (ad esempio quelli su Leonardo Di Caprio, su Johnny Depp, Julia Roberts). Su internet di aritcoli ed opinioni ne trovo a bizzeffe, invece la bellezza di avere libri, poster e un bel giornale approfondito di cinema tutto da collezionare, internet non me la da. Ah già e poi una volta c'era anche l'indice cartaceo, ora dobbiamo stamparcelo da soli o tenerlo sul pc...
In compenso però il prezzo è aumentato. Una volta era molto più economico e c'era molta più qualità: che è successo??

Anonimo ha detto...

Sono lo stesso anonimo di sopra, ho parlato solo di Inception, ma ho visto anche The social network e Il discorso del Re. Ho preferito Inception perchè gli altri due nonostante fossero ben fatti e recitati, quando esci dal cinema non esci incantato, non ci ripensi su più di tanto, non ti lasciano un segno. Inception al contrario va oltre ad i suoi effetti speciali: esci e ci ripensi su a lungo e non solo perchè ha il finale che ha, ma perchè Nolan è riuscito a trovare il modo di far arrivare il suo messaggio: cos'è la realtà, cosa non è? Trovi una certa empatia con i personaggi ed il loro modo di vivere e spiegare i sogni. Tema che sembra più futile del trattare il fenomeno di Facebook o la storia di un re balbuziente durante la seconda guerra mondiale, ma Nolan è riuscito a rendercelo indimenticabile al contrario degli altri due.
Attendo con ansia però di vedere The fighter, con il mitico Christian Bale.
Ovviamente la mia opinione su Inception può non essere condivisibile.

Annarita ha detto...

Ho avuto la fortuna di vedere Il discorso del re in lingua originale e devo dire che ne sono rimasta conquistata. Sicuramente non mi ha travolta emozionalmente come Nuovo Cinema Paradiso o La vita è bella, ma mi ha comunque emozionata e soprattutto mi ha convinta. Rush e Firth da Oscar, dialoghi meravigliosi, vera musica per le orecchie di chi tante volte è costretta a sentire dialoghi a dir poco banali. Personalmente credo che non sia importante tanto se l'argomento trattato sia nuovo oppure no, quanto come venga raccontato. Il discorso del re ha un'eleganza che, a suo modo, sa emozionare. Per questo concordo con tutte le nomination e spero in un premio per gli interpreti, anche se, al posto del bravo Hooper avrei di gran lunga preferito la nomination del geniale Nolan.
Annarita Vitrugno
www.directorscup.it

Anonimo ha detto...

Anche io sono riuscita a vedere Il discorso del Re in lingua originale. Questo è uno di quei casi in cui il doppiaggio appiattisce notevolmente le performance degli attori. Colin Firth è straordinario e il film non mi è sembrato per niente freddo; secondo me, infatti, c'è un interessante gioco tra la rigida etichetta della corte inglese e la fragilità di Re Giorgio VI. In alcuni toccanti momenti della pellicola, il volto di Colin Firth assomiglia a quello di un cucciolo smarrito, di un bambino impaurito, e suscita delle grandi emozioni.
Fenomenale anche Geoffrey Rush.
Personalmente preferisco la solidità e l'eleganza de Il discorso del Re a The social network; non è detto infatti che un film per meritare riconoscimenti ed essere apprezzato debba per forza essere al passo con i tempi per quanto riguarda le tematiche, e nemmeno cercare per forza di essere alternativo. Poi, negli ultimi anni l'Oscar al miglior film è andato a film spacciati per alternativi e controtendenza, quando in realtà erano pieni di retorica (vedi The Millionaire o The Hurt Locker). Qui si è riusciti a rendere umana una figura austera e rigida come un re inglese.
Se poi la vogliamo dire tutta, l'Oscar al miglior film dovrebbe andare ad Inception; qui sì che siamo davanti a qualcosa di originale. Non solo un giocattolone Hollywoodiano, ma un film ben girato, ben scritto, ben recitato e che lascia spazio d'interpretazione allo spettatore.
Non sono d'accordo con chi elogia The social network solo per moda... e di gente che si fa piacere i film solo perchè molto in voga ce n'è eccome. Spacciato come il film simbolo della nuova generazione, The social network evidenzia invece l'aridità e lo sfaldamento di ogni forma genuina di comunicazione. Molti invece si sono esaltati per la genialità del protagonista; OK, è un genio, ma la sua intelligenza è stata destinata alla creazione di mezzo costruito per farsi i fatti altrui, completamente al servizio dell'idiozia della gente.Ormai, se non sei su Facebook, non esisti.Nel film tutto questo è evidente, ma molti hanno visto solo ciò che gli faceva comodo vedere. è anche per questo che secondo me non dovrebbe avere la statuetta per il miglior film.
Sara

Anonimo ha detto...

Un film pieno di umanità e fatto con intelligenza.
Un film che dovrebberò vedere tutti.
Perchè la verità è che ci sentiamo o ci siamo sentiti o ci sentiremo prima o poi tutti inadeguati o non sicuri di noi stessi.
Questo film ci regala anche una cosa importante, la possibilità di capire le difficoltà degli altri e perdonare le nostre.

Antonella ha detto...

Io reputo che questo film sia molto carino ma non meritevole di ben 12 candidature all'Oscar!!!
Colin Firth è bravissimo nell'interpretare un balbuziente, ma sinceramente non ritengo che il personaggio sia di un così grande spessore, ben altri attori meriterebbero la statuetta, ma non sono stati neppure candidati: basti pensare a Leo Di Caprio per Inception e soprattutto Shutter Island e Paul Giamatti per La versione di Barney.
Consiglio a tutti comunque il mio blog per la recensione del film
HOVOGLIADICINEMA.BLOGSPOT.COM

ANDREA MORANDI ha detto...

Per Sara: sono totalmente d'accordo con te su Inception, trovo che sia il film dell'anno, nonostante i difetti. L'ambizione di Nolan è quella che tiene viva il cinema. Per Il discorso del re però non sono d'accordo, una storia recitata magnificamente, ma tutto sa troppo di già visto e poi quell'applauso a un discorso che, di fatto, portava l'Inghilterra nell'orrore della Seconda Guerra Mondiale, l'ho trovato fuori luogo. E a tratti ho avuto la sensazione che avesse l'endorsment della Casa Reale: troppo troppo benevoli con i monarchi...

Anonimo ha detto...

Per Andrea Morandi:Sono molto contenta che condividiamo l'amore per Inception. Per "il discorso del Re" probabilmente vale la regola "o lo si ama, o lo si odia". Ma questo è anche il bello del cinema e di qualsiasi forma d'arte. Gli applausi finali sembrano quasi non fare riferimento al discorso; per il protagonista sembrano più una gratificazione personale per aver dimostrato di avere una voce, anche perchè, come lui stesso ammette,tutti si aspettano qualcosa da lui, ma all'atto pratico non può decidere nulla, nemmeno se portare o no il proprio paese in guerra.Inoltre il discorso non lo scrive manco lui, ma gli viene consegnato bello e fatto. Ma questa è la mia visione del film.
Mi piacerebbe invece sapere che ne pensa di quanto ho scritto su The social network.
Sara

ANDREA MORANDI ha detto...

Per Sara:
diamoci del tu però. Ho amato The Social Network, non come Inception, ma molto, credo che per rendere epica una storia che è, a tutti gli effetti noiosa come quella di Facebook, ci voglia molto talento e Sorkin e Fincher ne hanno da vendere. In realtà Facebook c'entra solo marginalmente: The Social Network è La conquista del West del Terzo Millennio, il racconto di un momento preciso in cui i nerd sono andati al potere. Credo che il film abbia un ritmo potente e che sia permeato da un profondissimo e dolente senso di malinconia e solitudine. Vai su simplyscripts.com e scaricati lo script e trovati la colonna sonora di Trent Reznor dei NIN..ti aiuterà a capire quanto sia nero come film...

Anonimo ha detto...

Per Andrea Morandi:
Ti do del Lei come fa di solito una ragazza più giovane con una persona che stima e fa il lavoro che sogna di fare appena finiti gli studi di cinema, quindi accolgo volentieri il tuo invito a darci del tu.
The social network è un film che indubbiamente vale... questo non lo si mette in dubbio; il discorso che facevo io nel mio primo commento è proprio dovuto alla percezione che la gente ha avuto del film. Ne ho sentiti molti che lo hanno preso come un tributo a facebook e al genio del suo creatore mentre, come ho scritto sopra "evidenzia invece l'aridità e lo sfaldamento di ogni forma genuina di comunicazione."
Per farti capire perchè vorrei non vincesse la statuetta più importante degli Oscar, cito di nuovo il mio commento precedente:
"Spacciato come il film simbolo della nuova generazione, The social network evidenzia invece l'aridità e lo sfaldamento di ogni forma genuina di comunicazione. Molti invece si sono esaltati per la genialità del protagonista; OK, è un genio, ma la sua intelligenza è stata destinata alla creazione di mezzo costruito per farsi i fatti altrui, completamente al servizio dell'idiozia della gente.Ormai, se non sei su Facebook, non esisti.Nel film tutto questo è evidente, ma molti hanno visto solo ciò che gli faceva comodo vedere. è anche per questo che secondo me non dovrebbe avere la statuetta per il miglior film."
Secondo me è il ritratto del FALLIMENTO della mia generazione...
Grazie per la dritta sulla sceneggiatura e, per quanto riguarda la colonna sonora, ho già provveduto :)! Tanto di cappello a Trent Reznor, che secondo me ha già l'Oscar in mano!!!
Sara

Anonimo ha detto...

Credo che Il Discorso del Re vada visto in lingua originale: è un film di attori, come giustamente scritto sulla rivista, e il doppiaggio - per quanto di alto livello - non renderà mai giustizia alla versione inglese. Vero anche che il film sia un piacere per l'orecchio, una bellissima parabola sulla voce e l'uso che se ne fa. Un Re è grande in relazione al suo discorso ed alla sua comunicativa; un attore, specularmente, per come lavora coi fantasmi suoi e degli altri, trasformandoli in suono. Il film è riuscitissimo in questo senso. Aggiungo inoltre che non l'ho trovato particolarmente agée, o classico: è un'illusione, un pretesto, una finta abilissima di Hooper e degli scenografi. Detto questo, non ho visto The Social Network perchè nella mia città, Cosenza, non è uscito affatto. Ma il mio Oscar va sicuramente ad Inception, evitando di fare paragoni con Il Cavaliere Oscuro, perché mi rendo conto di non avere abbastanza parole per descriverne le entusiasmanti innovazioni e la geniale filosofia quando parlo con chi non l'ha visto.

Nicola

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti. Mi permetto un rapido intervento perché il dialogo mi sembra particolarmente stimolante. Personalmente continuo a pensare che il cinema valga non solo per le emozioni che ti trasmette, ma come cartina di tornasole rispetto alla realtà, per quanto incide dentro di te, ti obbliga a pensare, lascia tracce nel presente e intuisce il futuro. Per tutto questo io continuo a stare con Social network. Ho rivisto questo fine settimana Inception e alcune impressioni si sono rafforzate. Certo è un grande film, sul sogno e sul potere del cinema e contiene almeno una grande idea (l'architetto dei sogni) e una sequenza straordinaria, quella dello sconvolgimento della città, con il sogno che trionfa su ogni logica del reale. Ma, a mio avviso, il film ha un difetto: è troppo mentale, cervellotico nella seconda parte, e non sa farsi fino in fondo "della stessa sostanza dei sogni". Il discorso del re è certo un film tradizionale, ma il suo pregio è di usare la classicità per spiazzare, arrivare altrove. Personalmente mi piace molto l'idea che ognuno deve trovare la sua vera voce e usarla nel nome del vero. Infine The Social Network. Mi hanno molto colpito le riflessioni di Sara. Però vorrei dirle che il film vale proprio per il suo essere "doppio", cioè interpretabile a più livelli. Secondo me non parla del fallimento di una generazione, ma invita proprio questa generazione a riflessioni fondamentali. Perché è un film sull'ingenuità, sulla creatività, ma anche sul rischio della futilità, sul senso del potere, sull'impero del denaro, sull'idealismo e sul cinismo. Per certi versi mi sembra simile a Forrest Gump: sembra un film sul trionfo, in realtà è una critica aspra, che ti obbliga a metterti in gioco, a cercare un futuro differente.
Stefano Lusardi

Anonimo ha detto...

Ho trovato lo stesso difetto in Inception, devo essere sincero. Nolan è così appassionato alla sua stessa storia che dimentica quanto sia trascurabile tutta la vicenda troppo macchinosa del limbo. O sbaglio? Qualcuno condivide? Voglio dire, ci tiene così tanto a spiegare come mai Mal è morta, e la storia dell'innesto fatto su di lei che, in un certo senso, rovina parte dell'aspetto onirico ponendolo in maniera troppo scientifica. Come quando Lucas rovinò la "Forza" scrivendo che era un insieme di non mi ricordo quali microorganismi... Invece Mal è un personaggio eccezionale proprio come tormento: un altro degli aspetti geniali è proprio l'idea fumosa e verissima che una figura assolutamente positiva possa abitare i tuoi sogni sotto forma di distruttore. La trovo una fantastica sintesi del mistero dell'inconscio, che non andava "svelato".

Nicola

perso ha detto...

Un buon prodotto British, ma nulla di straordinario.