mercoledì 30 dicembre 2009

SONDAGGIO 2009: DALLA PARTE DEI CATTIVI


Come ogni anno su Ciak di gennaio, che in questi giorni arriva nelle edicole, trovate il tradizionale sondaggio di fine anno in cui siete voi lettori a decretare i migliori dell'annata di cinema. Per il 2009 il miglior film dell'anno è risultato il ritorno di Quentin Tarantino con il suo Bastardi senza gloria (21% dei voti) e miglior attore il protagonista Brad Pitt (18%, contro il 15% del secondo classificato Johnny Depp), il bizzarro leader della squadriglia antinazista dal coltello sguainato. Miglior attrice 2009 (25% delle preferenze) è ancora Kate Winslet, ex-nazista e Oscar per The Reader, Miglior regista trionfa per il secondo anno consecutivo il grande Clint Eastwood (25%) con il suo Gran Torino che si prende anche la miglior battuta dell'anno. Il Miglior Cattivo (40%) coincide con la Scoperta dell'anno (15%) e premia ancora Tarantino con la scelta di Christoph Waltz, mentre il miglior attore italiano è Filippo Timi (27%) per Vincere di Bellocchio. Lo stesso Vincere consegna anche a Giovanna Mezzogiorno (26%) la palma di migliore interprete italiana. Per quanto riguarda la categoria La Promessa 2009, Sam Worthington batte Robert Pattinson. Infine avete scelto di dare due riconoscimenti a due leggende: Johnny Depp (43%) e Meryl Streep (42%). Accanto ai voti per i migliori, avete indicato però anche il peggio: Moccia e i suoi film, la saga di Twilight e i Cinepanettoni. Che ne pensate? Vi ritrovate in queste scelte?


mercoledì 9 dicembre 2009

SONDAGGIO 2009: Le vostre nomination





Come ogni anno, anche per il 2009 su Ciak vi chiediamo di darci il vostro parere su tutto il meglio e tutto il peggio di un anno di cinema. Le vostre nomination, quello che vi è piaciuto di più e quello che invece vi ha irritato, quello che avete amato alla follia e quello che vi ha fatto fuggire a gambe levate dalla sala. Il primo numero di Ciak del 2010, che arriverà nelle edicole il 29 dicembre, nascerà dalle risposte che voi darete alle domande qui sotto. E oltre a partecipare al sondaggio potete inviare anche dieci righe di riflessioni e giudizi sull'anno cinematografico che sta per finire. Pubblicheremo, come ogni anno, le migliori e le più pungenti. Ma eccovi le domande a cui rispondere, potete ovviamente farlo nei commenti:
1. Quali sono l'attore e l'attrice più significativi del 2009?
2. Qual è il film che ha segnato l'anno?
3. Qual è il regista più importante?
4. Quali sono l'attore e l'attrice italiani più significativi del 2009?
5. Quale considerate la sorpresa del 2009?
6. Qual è la scena d'amore che avete più amato in questo 2009? E quella più sexy?
7. Quali sono il cattivo o la cattiva che più vi hanno colpito?
8. Quale dialogo o battuta vi è rimasta più impressa?
9. Chi sono i due attori di maggior talento oggi sulla scena?
10. Quale film considerate il più atteso del 2010?
11. Su quale personaggio internazionale e italiano scommettete per il 2010?
12. Cos'è per voi il brutto del cinema? Cosa non vi è piaciuto del 2009, cosa vi ha deluso a fatto arrabbiare?

La recensione: A CHRISTMAS CAROL




Visto su grande schermo, in 3D, questo A Chritamas Carol firmato Bob Zemeckis risulta essere davvero un’avventura mozzafiato, da cui non si esce e soprattutto non si vuole uscire. La classica storia dell’avido Scrooge visitato da tre fantasmi nella sua solitaria e gelida notte di Natale approfitta delle immense possibilità della tecnica performance capture (volti e corpi d’attore coperti di marker si trasformano in cartoon) e rilancia al massimo l’espressività grottesca di Jim Carrey (che interpreta Scrooge e i tre spettri), Bob Hoskins, Colin Firth, Gary Oldman, tutti riconoscibili sotto il "disegno". Il viaggio di Scrooge nel passato e nel futuro, nella colpa e nel rimorso, è un vortice che ci travolge con mille invenzioni e per la prima volta pare davvero d’annusare e toccare il freddo della neve, il fumo sporco della Londra dickensiana, i rutilanti colori dello spettro del Natale, le maschere verdastre dei fantasmi crudeli. Un punto altissimo nell’evoluzione tecnica del cinema: Jim Carrey è pur sempre lui e il suo virtuosismo rimane intatto e visibile, ma niente di ciò che vive in quella tumultuosa notte sarebbe possibile senza la tecnica mista di Zemeckis. A sorpresa (i precedenti Polar Express e Beowulf non erano assolutamente convincenti) uno spettacolo assolutamente da non perdere, trionfo della fantasia e dei terrori più profondi riscattati da quella che un tempo si definiva la magia del cinema.

domenica 29 novembre 2009

CARLO VERDONE: Le sue risposte




Quando è venuto in redazione, Carlo Verdone ha letto le vostre domande postate qui sul blog e ne ha scelte due a cui rispondere. Abbiamo deciso di pubblicarle qui e non sulla rivista unicamente perché vogliamo che questo spazio diventi un punto d’incontro tra noi di Ciak e voi lettori, ma anche tra registi e attori e voi. Non è sempre una cosa facile per tempi e richieste di entrambe le parti, ma ci stiamo provando. Ecco di seguito quello che ha risposto Verdone:

1. «A Gregorio Minello che mi chiedeva se la commedia all’italiana è morta, rispondo che sì, forse è morta perchè l'Italia è cambiata. Un tempo si potevano mettere alla berlina i difetti nostrani, il maschilismo, la cialtroneria, Alberto Sordi ne è stato un magnifico esempio. Ma poi sono arrivati i nuovi comici degli anni Settanta, a cui appartengo anch'io: dopo il 1968 la mentalità è cambiata, e quei difetti messi in luce e a volte sottolineati, coccolati, dalla vecchia commedia, venivano invece attaccati perché rappresentavano il passato. I comici poi sono stati solitari, egocentrici, più ossessivamente legati al proprio mondo e non hanno coltivato quel “coro” di personaggi, i caratteristi, che facevano ricco il vecchio cinema e la commedia all'italiana. A quel coro io penso comunque di essere stato sempre attento.
Oggi il cinema non ha più la funzione centrale che aveva un tempo, oggi è la televisione, è il reality a raccontare vezzi e vizi, tutto è più complicato. Noi che facciamo commedia dobbiamo avere maggior attenzione e finezza, più profondità e stare attenti a non cadere nelle
macchiette che oggi sarebbero fuori luogo».


2. «Ringrazio Jacopo per i complimenti di Italians, ma non sono d'accordo con Miri e le critiche a Grande, grosso e Verdone. Perché? Perché penso davvero in quel film di aver messo i miei personaggi più studiati, più riusciti, quelli di maggior composizione. Insomma credo che il professore dalla doppia vita, ma anche il coatto di ritorno, siano caratteri ben più difficili da costruire che non il consueto Verdone italiano all'estero di Italians. E penso che resteranno, che li riscoprirete tra qualche anno. Io però con Grande, grosso e Verdone ho chiuso con i personaggi, ma sono certo di aver fatto un grande lavoro d'attore, importante nella mia evoluzione...».

venerdì 27 novembre 2009

CARLO VERDONE: VISTO DA VICINO





Come forse alcuni di voi già sapranno, Ciak di dicembre (da oggi e domani nelle edicole) è stato diretto da Carlo Verdone che è venuto in redazione e ha scelto argomenti, pezzi e fotografie, raccontandoci anche il suo ultimo film, Io, loro e Lara con Laura Chiatti, nelle sale dal 5 gennaio 2010. Verdone ha passato una giornata con noi in redazione a controllare gli impaginati, ha scelto il Dvd che trovate allegato al numero (I love Radio Rock), ha rivisto, corretto e dato il suo parere su articoli e interviste. Appassionato, infaticabile, ironico, pignolo (e un po' ansioso) come vuole la leggenda, Verdone è animato da un'etica del lavoro e una generosità che andrebbero insegnate in ogni scuola di giornalismo. Nel numero trovate anche i suoi 25 film preferiti, da La dolce vita a Babel, e i suoi 50 dischi del cuore, dai Led Zeppelin a Jimi Hendrix. Insomma, una vera e propria "Verdoneide".

mercoledì 18 novembre 2009

La recensione: GLI ABBRACCI SPEZZATI




Si dice sia il destino dei grandi film: spiazzanti al primo sguardo (come questo dolente Gli abbracci spezzati, che con sin troppa freddezza nega il mito Almodovar) e però, alla fine, destinati a depositarsi nella memoria. Specie se giocano a fondo la carta del mistero e del dubbio, del doppio e delle seconde vite come in questo film che, certamente, s’ispira a Alfred Hitchcock e a La donna che visse due volte. Il regista Mateo Blanco (Lluis Homar) perde tutto per passione e gelosia e, rimasto cieco dopo la morte di Lena (Penelope Cruz), sua attrice e amante, assume l’identità di Harry Caine per scoprire, quattordici anni dopo, che il film girato con lei, Chicas y Maletas, è stato completamente rimontato e massacrato dal produttore. Alla fine sarà lui, non vedente, a ridare nuovo ordine e humour a quelle immagini che, paradosso, sono anche le sole a richiamare il glorioso cinema di Pedro e le sue donne in crisi di nervi. Domina il rispecchiamento tra autore e storia (Almodovar soffre di temporanee cecità) e tanti sono gli omaggi al cinema più amato, in particolare l’allusiva sequenza di Viaggio in Italia in cui gli amanti scrutano i due calchi di Pompei sorpresi dai lapilli in atteggiamento intimo. Amore, morte, sesso, cecità come scelta estrema di chi non VUOL più vedere ed estrema maledizione di chi non PUO’ più vedere. Il cinema fa male e le immagini, secondo questo Pedro crepuscolare, possono essere solo filmate mute e lette con il labiale o dissacrate da un produttore vendicativo all’insaputa del regista che gli ha sottratto l’amore. Il delitto, più che mai imperfetto, è tutto nello sguardo.

giovedì 12 novembre 2009

CARLO VERDONE a CIAK




Troverete dettagli, curiosità e un lungo speciale sul numero di dicembre, ma intanto vi regaliamo un'anteprima della visita che Carlo Verdone ha fatto ieri alla redazione di Ciak per il prossimo numero che sarà diretto in esclusiva dal grande attore e regista romano. Arrivato presto al mattino, Verdone ha iniziato a lavorare assieme ai giornalisti di Ciak sugli impaginati del prossimo numero, selezionando le foto dei suoi film preferiti (tra cui gli scatti in bianco e nero di Signore e signori di Pietro Germi) e discutendo sulle scelte migliori da fare. Ha anche risposto a qualcuna delle domande che gli avete fatto su questo blog. Presto avrete le risposte, già abbiamo detto troppo. Intanto vi lascio con questa chicca a destra: la fotografia di Verdone in redazione a Segrate mentre analizza una delle foto di scena del suo ultimo film, Io, loro e Lara.

martedì 10 novembre 2009

CARLO VERDONE: Direttore di Ciak per un mese


Il numero di dicembre di Ciak sarà un numero molto speciale. Perché? Perché a dirigerlo ci sarà Carlo Verdone che racconterà il suo nuovo film, Io, loro e Lara, in uscita il 5 gennaio 2010, ma anche la sua carriera, i suoi miti, i suoi film preferiti, i suoi dischi e tutte le attrici con cui ha lavorato in trent'anni di regia. Verdone per tutta la giornata di domani sarà in redazione a Ciak e avete la possibilità di fargli una domanda. Scrivete nei commenti la domanda a cui volete risponda: le più interessanti verranno poi pubblicate sul prossimo numero di Ciak.

domenica 8 novembre 2009

Una replica: NEMICO PUBBLICO & NEW MOON




Rispondo agli ultimi commenti pubblicati al post qui sotto: vorrei solo dirvi che siamo al terzo servizio su Nemico Pubblico nell'arco di pochi mesi e che in questo numero, oltre alla recensione, c'è anche un incontro esclusivo con Michael Mann in forma di lezione di cinema. Per quanto riguarda Johnny Depp era in copertina come Cappellaio Matto per Alice nel Paese delle meraviglie di Tim Burton anche ad agosto quando, appunto, abbiamo fatto il secondo servizio su Nemico Pubblico. Scrivo questo perché da direttore sono la prima fan di Johnny (e di Mann) e mi spiace che non si apprezzi quello che facciamo nel corso di tanti mesi...grazie Katua!
Farò del mio meglio per rispondere a tutti i vostri commenti che leggo con grande interesse, anche quando sono critici e lo faccio da sempre. Se non intervengo troppo è perché cerco di tradurre in articoli, interviste, esclusive e Festival tutto ciò che chiedete e esprimete nei vostri scritti. Non credo che un giornalista di cinema debba solo esibirsi in recensioni. Io, per esempio, credo che le cose più importanti che ho fatto quest'anno siano aver portato Meryl Streep a Roma, aver presentato gli inediti di Heath Ledger regista coinvolgendo Terry Gilliam allo stesso Festival, aver lottato per avere il bel film italiano di Giorgio Diritti, L'uomo che verrà, in concorso. Ecco i miei Piaceri Forti, che si tramutano quasi sempre in occasioni speciali e uniche per Ciak...
Grazie a tutti comunque per l'affetto, l'attenzione e pure gli attacchi. Solo un consiglio:le copertine dei giornali sono le vetrine che devono attirare l'attenzione e far vendere (Ciak non è una rivista di cinema sovvenzionata e, a differenza di altre, paga tutti quelli che ci lavorano e scrivono), guardate dentro i giornali perché dentro Ciak trovate e troverete tutto...
Besos da Piera

venerdì 30 ottobre 2009

Anteprima: IL POKER DI NEW MOON






Ciak di novembre regala una sorpresa a tutti i fan della saga di Twilight: non una, ma ben quattro copertine dedicate a New Moon, il film di Chris Weitz che il 18 novembre arriverà nelle sale italiane. Ognuno potrà scegliere tra le cover dedicate a Robert Pattinson, a Kristen Stewart, a Taylor Lautner oppure preferire quella con tutti e tre i protagonisti assieme. All'interno trovate un lungo servizio con interviste a Pattinson, Stewart, Dakota Fanning e Michael Sheen oltre a immagini inedite, anticipazioni, curiosità e tutti i film sui vampiri che vedremo nel 2010. Insomma un viaggio esclusivo all'interno del fenomeno neoromantico di Twilight tra lupi, volturi e vampiri. E voi che ne pensate? Siete twilighters oppure no?

mercoledì 14 ottobre 2009

ANTEPRIMA: Avatar, il ritorno di Cameron




Lo avevamo lasciato sul palco degli Oscar con le undici statuette vinte da Titanic ormai dodici anni fa e ora James Cameron finalmente ritorna dietro la macchina da presa con l'attesissimo Avatar, che vi raccontiamo in anteprima su Ciak di ottobre dopo averne visto una parte, di ventiquattro minuti. Il film arriverà nelle sale il 18 dicembre portandoci in un altro mondo, il pianeta Pandora, dove gli indigeni vivono in armonia con la natura, sempre più minacciata dagli uomini. Immagini tridimensionali, effetti inediti e mirabolanti per quello che si annuncia come un evento destinato a segnare l'entrata in una nuova era cinematografica. «Ma se all'epoca di Titanic - ha raccontato Cameron a Ciak - tutti scommettevano contro di me e ho dovuto dimostrare con il mio lavoro che si sbagliavano, ora tutti scommettono su di me e questo un po' mi preoccupa». E voi cosa ne pensate? Aspettate Avatar? Siete dei fan Cameron?
Sul numero di ottobre di Ciak, oltre a Avatar e al pocket allegato con tutti i film che potrete vedere al Festival di Roma, trovate anche l'analisi del nuovo fenomeno District 9 , i bastardi senza gloria di Tarantino e la lezione di cinema dell'irresistibile Judd Apatow.

lunedì 5 ottobre 2009

FESTIVAL DEL FILM DI ROMA: Broderskab












Uno dei film che già da ora promette di essere tra i più discussi del Festival è sicuramente Brodesrskab/Brotherhood, opera prima dell'italodanese Nicolo Donato: è la storia di Lars, un ragazzo che decide di abbandonare l'esercito ed entrare a far parte di un gruppo di neonazisti, che organizza raid punitivi contro arabi e omosessuali per ripulire la società. L'apprendistato alla fratellanza del gruppo è molto duro e Lars viene affiancato dal più navigato Jimmy, incaricato di testarne l'affidabilità e la preparazione su testi come il Mein Kampf di Hitler. Ma tra i due scoppierà imprevista la passione. Una storia gay in un ambiente di estrema destra che promette di suscitare molto scalpore.

giovedì 1 ottobre 2009

FESTIVAL DEL FILM DI ROMA: Omaggio a Heath Ledger






Della sua generazione è stato senza dubbio l'attore più talentuoso: imprevedibile nelle scelte, sempre controcorrente e capace di stupire ogni volta che appariva sul grande schermo. A quasi due anni dalla scomparsa, avvenuta nel gennaio del 2008, Heath Ledger verrà omaggiato dal Festival di Roma con un incontro molto particolare che si terrà venerdì 16 ottobre alle 17 nella Salacinema Ikea: alla presenza del regista Matt Amato e della produttrice Sara Cline, verranno infatti proiettati i filmati da regista di Ledger, che assieme al collettivo di Los Angeles di cui faceva parte, The Masses, stava studiando per passare dall'altra parte della macchina da presa. Amato e la Cline presenteranno il materiale dell'amico e ricorderanno le molte esperienze vissute con lui. Domenica 18 ottobre il tributo a Ledger continuerà alle 22.30 nella Sala Santa Cecilia dove, alla presenza del regista Terry Gilliam, verrà presentato Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo, l’ultimo film girato dall'attore australiano, scomparso durante le riprese. La parte di Ledger è stata terminata da tre amici molto particolari: Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law che hanno poi devoluto il loro compenso a Matilde, la piccola figlia di Ledger. Un modo unico per rendere omaggio a un attore unico.

mercoledì 30 settembre 2009

Anteprima New Moon





Cari tutti, innanzitutto non c’è stata nessuna irregolarità nella distribuzione dei biglietti, purtroppo funziona come funziona per tutti i concerti e gli eventi in generale. I biglietti sono andati esauriti subito, anzi prima di subito! Per il momento ancora non siamo in grado di dire se ci saranno repliche perchè servono autorizzazioni dall'America per fare ulteriori proiezioni. Vi facciamo però sapere al più presto se ci saranno evoluzioni in questo senso. Intanto posso confermare che al Festival il prossimo 22 ottobre ci saranno tre Volturi: Caius, Demetri e Alec ovvero Jamie Campbell Bower, Charlie Bewley e Cameron Bright oltre alla sceneggiatrice di Twilight e New Moon, Melissa Rosenberg.

domenica 27 settembre 2009

FESTIVAL DEL FILM DI ROMA: da New Moon a Triage





Come in molti sapranno, dal 15 al 23 ottobre all’Auditorium di Roma ci sarà la quarta edizione del Festival internazionale del Film di Roma in cui si potrà avere un assaggio in anteprima di New Moon con la presenza della sceneggiatrice Melissa Rosenberg e di alcuni membri del cast. Per ulteriori informazioni passate di qui mercoledì prossimo, ne saprete di più e a quel punto sarà davvero data l'ufficialità, ma fino ad allora non fidatevi di altre voci che sentite in rete. Il giorno previsto per l'evento è stato fissato: sarà giovedì 22 ottobre alle 16 nella Sala Sinopoli dell'Auditorium.




Il Festival partirà però ufficialmente giovedì 15 ottobre, i biglietti saranno in vendita già da domani mentre dal 2 ottobre allegato a Ciak troverete Ciak Pocket (a fianco), una guida completa al Festival con tutti i film, gli eventi, gli ospiti, da Meryl Streep a Richard Gere, e gli incontri da non perdere. Il primo film in concorso della rassegna sarà proiettato giovedì 15 ottobre alle 19.30 in Sala Santa Cecilia e sarà Triage, il nuovo lavoro di Danis Tanovic, premio Oscar per No Man’s Land, che qui ha preso il libro autobiografico del reporter Scott Anderson per raccontare la storia di Mark Walsh (un Colin Farrell dimagrito e smunto), inviato di guerra che torna a casa dalla compagna Elena (Paz Vega) dopo un lungo periodo trascorso in Kurdistan che lo ha letteralmente sconvolto. Elena cercherà di capire cosa gli è successo, aiutata anche dal padre psichiatra (Christopher Lee). Per ottenere la parte di Walsh, Farrell si è nutrito per sei mesi solo di tonno, caffè e Diet Coke, e ha voluto recarsi personalmente a Srebrenica, dove l'11 luglio del 1995 vennero massacrati quasi ottomila musulmani bosniaci.

Triage non sarà però l’unico film della Selezione Ufficiale a trattare gli orrori della guerra, come racconterò i prossimi giorni…

lunedì 21 settembre 2009

ANTEPRIMA: New Moon a Roma? Sì













L’anno scorso la presentazione in anteprima di Twilight e l’arrivo al Festival Internazionale del Film di Roma dei due protagonisti del film, Robert Pattinson e Kristen Stewart, scatenò un vero e proprio finimondo sul red carpet dell’Auditorium. Quest’anno, già da qualche mese (l'ultimo è stato KK ieri notte nei commenti) continuano ad arrivarmi richieste e domande se verrà fatto qualcosa a Roma anche per New Moon, il secondo capitolo della saga di Stephenie Meyer, che uscirà poi nelle sale il 20 novembre. La risposta è sì, ve la do qui in anteprima assoluta: al Festival (in programma a Roma tra il 15 e il 23 ottobre), ci sarà un evento che riguarderà New Moon, ma al momento ancora non sappiamo chi potrà essere presente all’anteprima perché tutti sono impegnati sul set canadese a girare Eclipse, il nuovo capitolo. Comunque sappiate che stiamo lavorando per voi, ma non conterei troppo su Pattinson... contiamo comunque sulla vostra passione…

domenica 13 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: Premi e conclusioni







In attesa delle polemiche che arroventeranno le pagine del giorno dopo sull'esclusione di Baarìa di Giuseppe Tornatore dai Leoni, comunico il mio disappunto personale (condiviso da molti) per l'assenza di Lourdes dai premi della 66esima Mostra. Ma gli equilibri di una giuria sono delicati e, in fondo, ha vinto uno dei film più belli, Lebanon (foto sopra), e c'è poco da lamentarsi. Tra tanto impegno, fa molta allegria il Premio della Giuria a Soul Kitchen di Fatih Akim che diverte e appassiona golosamente: cucina e ricette sembrano essere il nuovo modo scovato dal cinema per sfuggire al grigio quotidiano. E poi finalmente si sono accorti tutti della bravura sottotraccia e piena di classe di Colin Firth premiato come migliore attore per A single man, l'esordio "elegantissimo" (fin troppo?) dello stilista Tom Ford. Meno comprensibile (se non per italica consolazione) aver premiato la Xenia Rappoport di La doppia ora piuttosto che l'eccellente Margherita Buy di Lo spazio bianco. Senza contare la gaffe di aver premiato Jasmine Trinca come attrice emergente, come se La stanza del figlio, Il caimano e Romanzo Criminale li avesse girati un'altra. Ieri sera sono andata a letto stremata dalla kermesse (e ancora sotto ipnosi per The Hole di Joe Dante in 3D), vagamente inquieta per l'immobilità facciale di Sylvester Stallone, tanto botulinato da sembrare il mascherone di se stesso. Sul tappeto rosso faticava persino a guardarsi intorno e a sorridere ai fan. Peccato, ci piacerebbe vederlo invecchiare sereno il nostro Rambo, ci piacerebbe ritrovarlo fuori dalla giungla, in un ruolo maturo, pacificato con l'età, un sessantenne che non teme di esserlo e che per questo sarà più Rock(y).

sabato 12 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: La nostra festa






L’altro ieri sera c’erano tutti alla festa di Ciak, negli anni ormai diventata un tale must nei giorni della Mostra che per due giorni viviamo nascosti per sfuggire ai cacciatori di biglietto. La notte è stata abbastanza pazza, con la gente a ballare fino alle 4 del mattino. Tutto merito (o colpa) degli strepitosi deejay alla consolle: dal tenero Gerry Pulci di Radio 101 alle guest star Claudio Coccoluto, the king of House, Beppe Fiorello (che con la barba non è più Fiorellino e ci guadagna) a Principe Maurice, corna d’argento in testa e lenti a contatto bianche. La più bella di tutte, sul cubo, Violante Placido. Tra quelli che sono passati alcuni potete vederli nelle foto di Piermarco Menini, da Jasmine Trinca e Riccardo Scamarcio a Michele Placido. Per mandare tutti a casa abbiamo intonato, disperati, This is the end, ma l’antifona non è bastata…


venerdì 11 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: Horror, sogni e feste

Rieccomi. Troppi film, feste di Ciak da organizzare (di cui vi scriverò poi in un post a parte), interviste da inseguire per tenere il ritmo.


1. Riparto dalle pagelle, senza voti, per un Festival dove il glamour è stato sostituito dal dibattito politico e dall’orrore, che peraltro ha deluso con gli zombie più morti che viventi di un Romero in stallo. Lo spavento non è diventato metafora, meglio La horde di Yannick Dahan visto alle Giornate degli Autori.

Di certo da segnarsi sul taccuino il thriller ghost La doppia ora di Giuseppe Capotondi, l’opera prima italiana in concorso che porta l’insolito nel nostro cinema. Inizio folgorante, brividi sussulti e piccoli spaventi, con tanto di soprannaturale nell’amore (ma sarà così) e il mistero dentro le vite proletarie di Filippo Timi e Xenia Rappoport. Bravissimo lui, che spacca lo schermo con quello sguardo maniacale, un po’ sopita lei. Perde un po’ colpi il meccanismo ad orologeria che presiede al complesso inganno, ma il film è un inedito tentativo (per l’Italia) di mischiare il genere con il tocco d’autore. Averci provato è già un bel risultato.

2. Il ‘68 di Michele Placido de Il grande sogno, invece, si perde nella fiction e fa soffrire per i dialoghi che traboccano parole d’ordine da volantino, anche se nel finale la deriva verso il sentimento è riuscita. Ma il tutto sembra un depliant del perfetto sessantottino: tadzebao, striscioni, poliziotti infiltrati in crisi, studenti che discettano “nella misura in cui”. Non c’è traccia di romanzi criminali e quella generazione ne esce troppo malconcia nonostante il grande sogno.

Peccato perché i tre protagonisti – in particolare Luca Argentero, ma anche Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca - il fuoco ce l’avrebbero. Si constata che in Italia, oggi, ci sono tanti bravi attori in cerca d’autore.


3. In testa alle preferenze personali ancora Lourdes, Lebanon e l’italiano Good Morning Aman, dimenticando quei pasticciacci brutti di Mr.Nobody di Jaco Van Dormael e Al Mosafer (The Traveler) dell’egiziano Ahmed Maher, che di bello e comprensibile ha solo la fotografia del nostro Marco Onorato. Ho pianto infinitamente con Lo spazio banco di Francesca Comencini, con una Buy da premio, di The Informant di Soderbergh porto a casa la splendida performance di Matt Damon, l’attore più schivo del mondo (ci vuole sempre un po’ prima di ricordarlo tra i più bravi eppure sotto sotto quell’aspetto pacioccone, si nasconde un grande solista).


Ingrassa a vista d’occhio (vedi foto sopra), proprio come capita ai protagonisti di Gordos dello spagnolo Daniel Sanchez Arévalo, farsa sull’ossessione della dieta la cui lavorazione è durata un’eternità per permettere ai protagonisti di mettere su molti chili e perderli. Altra stelletta delle Giornate degli Autori, con corredo di analista e comunità di recupero per obesi. Dimenticare Rivette, l’abbiamo tanto amato e non vale la pena di rovinarsi il ricordo con la leggerezza un po’ così di 36 Vues Du Pic Saint Loup, dove Castellitto è sognante e sperduto al punto giusto, ma non cialtrone sublime come nel bel film-commedia Tris di donne & abiti nuziali di Vincenzo Terracciano, vagabondaggio nella Napoli notturna dell’azzardo rovinato in parte dall’arpeggiare continuo di Nicola Piovani.

4. Infine non saprei che dire de Il compleanno di Marco Filiberti (foto sotto), tentativo mèlo su tema gay: un'estate all’inferno a coppie incrociate, dove lo psichiatra in vacanza si innamora, a sorpresa, con ossessione e strazio, dell’efebo di turno. L’opera di Wagner su cui si apre allude all’ouverture di Senso? Spero di no. Funziona la parte centrale, la crescente tensione tra coppie nel calore estivo e mi piace Alessandro Gassman che recita con ironico distacco, consapevole del rischio. Sarebbe interessante se non riuscito, ma nel finale cede ad un classico fuori tempo e luogo, dove le donne come sempre pagano.
Ma perché? Peccato di nuovo, perché Filiberti è simpatico e ha talento, ma necessità di produttore.


domenica 6 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: Persecuzioni, Capitalismo e altre storie











1. Tanti tanti film e poco tempo per scriverli. Ieri due film diversissimi tra loro come Persécution di Patrick Chereau e Capitalism, My Love di Michael Moore titolo evocativo benedetto dalla ressa al botteghino. Persécution ha fatto perdere la tesa al mio amico Mereghetti (quattro stelle), a me no. Certo Chereau gira con mano sporca, e abbastanza misteriosa su esseri e cose e luoghi, da risultare affascinante con quella musica che precipita breve su alcune inquadrature senza frastornarci, ma aggiungendo angoscia alle vite perse del film. E, certo, il protagonista Romain Duris è come sempre straordinario (qui di più) e il tema forte: si può essere perseguitati e persecutori per amore e per solitudine, si può essere liberi e selvaggi e tuttavia portare nel cuore la compassione per gli anziani e per i più deboli? Tutto si può, ma: il personaggio di Anglade, lo sconosciuto che irrompe nella vita e nella casa di Duris e finisce per diventare il suo tormentatore e personale filosofo mi provoca fastidio (come del resto tutti i personaggi del film, tranne l’amico matto), Charlotte Gainsbourg recita con quel tremito alla bella bocca che abbiamo già visto mille volte e nella seconda parte si parla (e ci si parla addosso) davvero troppo anche per un film francese.






2. Naturalmente più divertente (ma anche tanto più facile) l’invito alla rivoluzione di Michael Moore, umorista come sempre ma anche un po’ stufo (lo dichiara alla fine) di fare sempre il solito ‘circo’. “Continuerò se anche voi dalla sala vi unirete alla mia lotta” recita la sua voce fuori campo mentre srotola attorno a Wall Street il nastro giallo Crime Scene. Storie di licenziamenti e soprusi, tentativi di spiegare gli astrusi termini di borsa che ci hanno ingannati e seppelliti, film technicolor della bella America del libero mercato e perfino uno strepitoso Gesù di Zeffirelli doppiato come se fosse un spietato broker che spiega le regole della libera iniziativa. Le interviste sono spesso strazianti, la cinepresa di Moore entra nel vivo degli sfratti esecutivi con esproprio della casa di proprietà, ci rivela l’esistenza di società che vivono sul fallimento altrui, industrie che guadagnano con l’assicurazione sulla morte dei dipendenti, meglio se giovani e via dicendo. Si ride, ci si addolora, ci si indigna e si esce a pugno chiuso nei giardini del Palazzo del Cinema addobbato a festa (segnatamente in rosso). Ma non c’è un passo avanti nel cinema di Michael: i cattivi sono cattivi, le soluzioni sono semplici e sempre dalla parte dei buoni, il che ci fa sentire tutti compagni di lotta nel buio della sala, ma lascia poca traccia nel nostro immaginario visivo. Comunque, meglio che ci sia. Lunga vita a Moore!





3. Voglio restare in tema impegno, già che ci sono, e sottolineare Desert Flower di Sherry Norman tratto dal libro di Waris Dirie, la modella somala che ha avuto il coraggio di denunciare la barbarie dell’infibulazione creando scalpore ma anche contribuendo a rendere di dominio pubblico una pratica antica e discriminatoria. Nel film la modella è intepretata da Liya Kebede e ci sono anche Sally Hawkins e uno dei miei attori-feticcio Timothy Spall (ognuno ha le sue magnifiche, piccole, perversoni, no?). Non so se il film sia davvero bello, so che è importante, toccante. Da vedere.

Ps: Un altro giovane somalo sta per sconvolgere il Lido, è il protagonista dell’unico film italiano della Settimana della Critica, Good Morning Aman, prodotto e interpretato da Valerio Mastandrea. Un film piccolo, intenso, innovativo di Claudio Noce. Domani ve ne dirò di più

sabato 5 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: Tra nostalgia e futuro









1. Leggo nelle agenzie che a Roma il clima si infiamma attorno al film del ’68 diretto da Michele Placido, Il grande sogno, ma intanto al Lido continuano a comparire, come in un mercato vintage della nostalgia, Urss e bandiere rosse. Succede anche nel delicato (e fin troppo forbito) Cosmonauta (foto qui sopra), esordio di Susanna Nicchiarelli. È la storia di una ragazzina che si scopre comunista in concomitanza con il lancio nello spazio della cagnetta Laika e decide di usare l'eroica avventura nello spazio come marketing per il PCI e per il comunismo. Un'educazione sentimentale di sinistra ortodossa corredata da liberazioni femminili, ambientazioni un po' surreali un po' fashion, arredi anni Sessanta e ritmo di commedia con puntine di grottesco. Carina si diceva un tempo, ed era un insulto. Qua è solo un incoraggiamento: visivamente bello (con persino troppa consapevolezza) il film non va mai in affondo, preferendo navigare sulla liscia superficie della nostalgia, grande protagonista di questa Mostra.

2. Con ben altra cupezza e qualche spreco di nomi illustri (tra gli sceneggiatori compare Stieg Larsson, quello di Millenium) si concede lo stesso difetto e limite anche Metropia, l'animazione assai realista firmata da Tarik Saleh, già compagno di avventure di Erik Gandini, quello di Videocracy. Il mondo è ormai senza petrolio e un'immensa rete di metrò unisce sotterraneamente tutte le capitali d'Europa. Ma dentro quella Rete il depresso Roger si ritrova prigioniero, dominato dalle voci. Apologo consueto sul totalitarismo e i Grandi Fratelli, riscattato solo in parte dalla solenne, cupa, visionarietà e dalla qualità dell'animazione modello Valzer con Bashir. Niente di nuovo sotto il tratto. Anzi, forse semplicemente niente. Ma un occhio buttatecelo, se mai uscirà (se no sapete come arrangiarvi...).


3. Io intanto m’immergo in una Rete di feste (che io vivo male come Roger la Rete del metrò), da quella sul rompighiaccio di Alberta Ferretti in onore di Nicolas Cage a quella più modesta di Marie Claire nel nuovo spazio-palafitta sulla piscina dell'Excelsior. La giornata è stata lunga, fitta di film e incontri e c'è ancora da correre sui tacchi. Domani resoconto di altri film (al remake de Il Cattivo Tenente di Werner Herzog devo pensare ripensare). E di qualche party con vista sulle star (sempre più rari).

venerdì 4 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: Lourdes e altre rivelazioni







1. Un vero miracolo oggi a Venezia al Lido: Lourdes di Jessica Hausner. Con lucida ironia il film vi porta nel cuore della città delle apparizioni, lasciando appena sullo sfondo la kermesse turistica in cui si è trasformata, fin dentro la grotta e le piscine miracolose e le abluzioni di acqua santa, al seguito di una malata paralizzata dalla sclerosi a placche, una magnifica Sylvie Testud (nella foto, tra le candele). Fra malattie, disillusione, fede e riti sacri, sulle note dell’Ave Maria che risuonano ovunque (ma non manca in controcampo Felicità del nostro Al Bano), la regista austriaca (ma lingua e coproduzione sono francesi) costruisce un piccolo apologo dove il miracolo accade, ma non per sempre, mentre il dolore resta tale, dissipando con tenerezza e senza clamori le mitologie della fede. Non ci sono proclami, solo gesti, silenzi, testimoni muti e i rituali quotidiani del pellegrinaggio di massa. Intorno alle geometrie degli hotel-ospedale della speranza, disegnati con colori netti dominati dal rosso delle divise, ruotano preghiere e piccole profanità intinte nell’acido dell’ironia, ma senza mai proclamare un’unica verità. Un film acuto, per nulla prepotente, che il passaparola lancerà lontano.

2. E poi qualche altra sorpresa per scordare la piatta inutilità di The Road di John Hillcoat con Viggo Mortenesen, che tutti attendevano dopo aver amato il romanzo di Cormac McCarthy. Per esempio, Je Suis Heureux Que Ma Mere Soit Vivante di Claude e Nathan Miller, apertura delle Giornate degli autori, ve l'ho anticipato ieri. La rabbia di un ragazzino cresciuto nel disamore e poi adottato che finisce per ritrovare la madre naturale e borderline offrendole l’amore e l’attenzione che lui non ha avuto. Miller sceglie la strada secca del cinema minimale, lacerante e spietato come una lama di coltello o come il finale che brucia ogni retorica chiacchiera sulla possibilità di riscatto. Maladolescenza e autoillusione fino alla resa dei conti, inevitabile e comunque inattesa (non faccio spoiler, anche se riduce le possibilità di racconto e recensione. Spero apprezziate).


3. Coda interminabile per Videocracy di Erik Gandini, il documentario sullo strapotere televisivo oggi in Italia. Non ce l’ho fatta a entrare, ma per fortuna è rimasto fuori anche Fabrizio Corona annunciato in sala per assistere al suo trionfo trash. Come certo saprete è troppo impegnato, si sta disintossicando dal bullismo, ben documentato, mi dicono, su grande schermo da lunghe esibizioni di virilità. A costo di sembrare snob sono contenta di averlo perso anche in effige. Ho rimpiazzato Videocracy con lo spagnolo Gordos di Daniel Sanchez Arévalo. Spunto molto frizzante: l’ossessione del grasso attraverso un gruppo di personaggi in terapia che dimagriscono e ingrassano compulsivamente nel corso del film. Come si dice: curiosa l’idea, prodezze d’attore lunghe un anno tra diete dimagranti e ingrassanti, ma scarso costrutto ai limiti della farsa.


P:S: Scusate se mi sono ripetuta su Miller ma è proprio bello. In ultimo ho recuperato per il ciuffo il film di Todd Solondz, Life During Wartime (foto sotto), che è proprio intelligente e divertente e di cui vi dirò. Nel frattempo segnatevi anche Metropia, che chissà se mai uscirà in sala, il visionario cartoon distropico di Tarik Saleh, realismo apocalittico sicuramente da fanatici del genere. Per me fin troppo cerebrale, pur nella sua malata bellezza. Ma ero al sesto film (senza contare quelli che sto vedendo per Roma) della giornata.



giovedì 3 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: La prima giornata







1. Giornata Baarìa, dopo la recensione di Berlusconi ci proviamo anche noi, più modestamente. Un film quello di Tornatore che getta il cuore oltre l’ostacolo, per quasi tutto il tempo lo supera di slancio, qualche volta si infrange contro l’asticella messa troppo in alto. Perché la scommessa non è solo quella di raccontare cinquant’anni di storia italiana vista attraverso le maschere di Bagheria, ma soprattutto quella di eludere il realismo e immergersi in un meccanismo complesso che altera la successione spazio temporale. Il bambino E.T. del prologo corre e s’alza in volto frenetico, come la strummula, la trottola con cui gioca, portato dal vento che scuote tutte le immagini, lo scirocco di Sicilia: sotto di lui scorre il suo paese natale Bagheria, sotto di lui corre il ragazzino che poi sarà suo padre e i cinquant’anni scorrono tutti nel tempo di quel suo librarsi. Tre generazioni fra lotte politiche e scontri di una politica bella perché filtrata dall’amarcord personale, ma anche perché idealista, frontale, netta, bandiere rosse da una parte e cattivi dall’altra, eppure tutti disposti ad una battaglia limpida. E’ nostalgia, con troppa musica di Morricone, con forse troppe segmenti e bozzetti, ma con tratti bellissimi divertenti, ironici, affettuosi, epici. E quando il ragazzino-padre alla fine si risveglia da quello che forse è stato tutto un sogno (questa non ci voleva!) esce con i suoi miseri vestiti degli anni Venti nelle strade caotiche della Bagheria di oggi, deturpate dall’abuso edilizio per una caccia al tesoro che sulla sua strada gli fa incrociare la magica corsa del figlio. Uno slancio che il cinema italiano merita e che di solito non osa, con qualche astrusità e macchinosità di troppo nel prefinale (il vero finale, sui titoli di testa, è di gran lunga più sorprendente). C’era una volta in Sicilia, c’era una volta la Sicilia. Due protagonista dal carisma esplosivo, in particolare Francesco Scianna (più acerba la bellissima Margareth Madè), e tanti cammei fra cui si distinguono per forza e intensità Ficarra (l’episodio del tentato suicidio è una burla amarissima e struggente) e Leo Gullotta. L’ambizione ci sta tutta e la voglia di cinema e fabula è tale che persino le mancanze diventano generose. Il mondo di oggi è altroce, lontano dai meccanismi della memoria privata del regista. Ma proprio l’assenza della contemporaneità serve a sottolineare ancor più il disagio, lo squilibrio, lo sconcerto di questi tempi. Pare un cinema pacificato nella retorica della memoria, in realtà vola troppo alto sino a bruciarsi talvolta le ali, un Icaro per niente allineato. Per lo meno non alle piccole visioni quotidiane.

2. Il festone-cenone d'inaugurazione della Mostra, consueto appuntamento sulla spiaggia sotto le volte di plastica dell'immane tendostruttura dove non manca nessuno di quelli che contano o pensano di, stavolta non l'ho visto se non per cinque minuti. Poi mi sono tolta i tacchi, ho infilato le infradito e sono andata alla Villa degli Autori per cenare con Claude Miller che ai Venice Days ha presentato il film più bello della giornata: Je Suis Heureux Que Ma Mère Soit Vivante (diretto con il figlio Nathan): duro, spietato, lucido. Una coltellata al cuore della maladolescenza.

3. Nel frattempo registro che fuori le mura del protettivo Excelsior, dove continua a concentrarsi tutto, restano solo cantieri, staccionate, barriere, tubi innocenti. Il Lido diventa sempre più piccolo. La Mostra ce la farà a battere la maledizione della laguna? Intanto domani altri film…

mercoledì 2 settembre 2009

CIAK IN MOSTRA: In diretta con Venezia





Con l'apertura affidata a Baarìa di Giuseppe Tornatore, oggi è iniziata ufficialmente la 66esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Ovviamente Ciak è in prima fila al Lido per seguire film, eventi e conferenze stampa, oltre che per capire quali saranno i film su cui puntare e darvi delle recensioni in anteprima. Da domani inizierò su questo blog Ciak in Mostra, ovvero un personale diario dalla laguna, in cui vi racconterò la mia Venezia.
Vi aspetto.

venerdì 28 agosto 2009

ESCLUSIVO: Giuseppe Tornatore, direttore di Ciak per un mese




Abbiamo chiesto a Giuseppe Tornatore, che il prossimo 2 settembre aprirà il Festival di Venezia con il suo nuovo film Baarìa, di dirigere il numero di Ciak di settembre. Ci ha risposto subito di sì rivelando anche che compera e colleziona Ciak fin dal primo numero, nel 1985. La collaborazione che ne è nata la trovate sulle pagine del nuovo numero speciale, da oggi in edicola, che contiene il diario del regista siciliano dal set di Baarìa e le sue (bellissime) foto fatte durante le riprese della pellicola, in cui racconta un secolo di vita a Bagheria, sua città natale vicino Palermo. Ne sono usciti segreti, aneddoti e retroscena, anche sui moltissimi camei presenti nel film, da Monica Bellucci a Michele Placido passando per Ficarra e Picone. Ma non solo: rispondendo alla nostra inchiesta dello scorso luglio, Tornatore ha guidato anche il contrattacco dei registi ai critici italiani rivelando cosa proprio non vorrebbe più leggere nelle recensioni. Come sempre aspetto commenti e repliche al numero in edicola, ma nell'attesa: qual è il vostro film preferito tra quelli diretti da Giuseppe Tornatore?

venerdì 21 agosto 2009

La recensione: FA' LA COSA SBAGLIATA











Magari è inutile farlo uscire ad agosto (il 28), quando il botteghino langue anche per i (pochi) blockbuster, eppure Fa' la cosa sbagliata (The wackness, in originale) è uno di quei film strani e ambiziosi che vale la pena scoprire per una serata fuori schema.
Siamo nella New York del 1994, domina l'hip hop (sullo sfondo il primo rap e l'ultimo Lou Reed), Rudolph Giuliani lancia la tolleranza zero, ci sono ancora le Torri Gemelle e le musicassette, non ancora i cellulari. Josh Peck, studente derpresso appena diplomato e alle soglie del college, vende cannabis e assortimenti d'erba in un carretto da gelati (mai nessuno che chieda un cono) e si confida solo con l'analista tardohippy (Ben Kingsley) tutto droga, sesso e crisi di mezza età. Facendosi pagare in marijuana, l'anziano consiglia al giovane di mollare lo Xanax e darsi da fare con le ragazze, ma non calcola che l'oggetto del desiderio del ragazzo è la sua figliastra, (Famke Janssen) peraltro assai esperta. Il film è recitato con un certo genio dai due protagonisti, strafatti al punto che anche il ritmo delle immagini è rallentato, rarefatto, liquido. Due spiriti inadeguati si incontrano al declino dell'era felice sesso, droga e rock'n'roll e la lucida disperazione del vecchio insegna all'altro a sopravvivere, nonostante tutto. Così, alle immagini porno consumate da Kingsley risponde, per fortuna, quella prima volta di Josh, timida, impacciata, sensualissima. Semplicemente romantica, in tanto buio.

lunedì 17 agosto 2009

SAMANTHA, LA SORELLA DI DONNIE






"Donnie aveva una sorella" annuncia solenne il poster del film. Donnie di cognome faceva Darko, e lo interpretava Jake Gyllenhaal in una pellicola del 2001 (Donnie Darko, appunto) subito cult per l'esoterismo comprensivo di fine del mondo e di oscure presenze, tra cui l'enorme coniglione amico immaginario del ragazzo turbato e destinato a brutta fine. Lo aveva diretto Richard Kelly, con parecchi punti oscuri che ne aumentarono la leggenda. Esce ora in sala S.Darko dove la S. sta per Samantha, sorella minore di Donnie (allora e oggi Daveigh Chase, diciannovenne). Il fatto che negli Stati Uniti uscisse direttamente in Dvd lasciava presagire il peggio e invece è curioso e talvolta buffo, con effetti speciali che non si prendono sul serio e lavora sul disagio giovanile (la giovinetta, assai scapestrata e ribelle, ha ereditato gli incubi e le visioni del fratello) con modi più realistici del suo celebre antecedente. Rivedere lo spaventevole coniglione, i cronometri che scandiscono la fine imminente e le oscure presenze sotto forma di bruchi gelatinosi e abiti- farfalla porta una ventata di buonumore e nostalgia. Naturalmente il gioco vale solo per chi conosce l'originale. E per gli adolescenti, che ritrovano alcuni loro idoli come Jackson Rathbone, il Jesper di Twilight e Ed Westwick, il Chuck di Gossip girl. Dirige Chris Fisher, che ha preso decisamente le distanze da Richard Kelly.

martedì 28 luglio 2009

Esclusiva: HEATH LEDGER, REGISTA




Oltre ai 100 film imperdibili della stagione che verrà (vedi post sotto) sul numero di Ciak di agosto in edicola da oggi trovate un'esclusiva assoluta: dopo aver parlato di Parnassus con il suo creatore Terry Gilliam che ci ha invitato nella sua mansione a Londra, siamo andati a Los Angeles nella sede di The Masses, il collettivo di artisti di cui faceva parte Heath Ledger negli ultimi mesi di vita. Finanziatore e socio, Ledger stava studiando da regista, aveva già diretto alcuni video musicali (tra cui Morning Yearning di Ben Harper) e si stava apprestando a portare sul grande schermo La regina degli scacchi, il romanzo firmato nel 1983 da Walter Tevis, autore (tra i molti) anche de Lo spaccone e L'uomo che cade sulla terra. Sulle pagine del numero di agosto Ledger viene raccontato dalla produttrice Sara Cline e dalle immagini regalate da The Masses a Ciak tra cui quella postata qui a fianco con Ledger davanti all'oceano durante una vacanza in Messico del collettivo. «Ma Heath - ci ha raccontato la Cline - non era il tipo di finanziatore che si sedeva e comandava, anzi. Quando veniva in ufficio, si sedeva a una scrivania, rispondeva al telefono e faceva le cose che facevano tutti. Gli piaceva sentirsi parte di The Masses, parte di un insieme di persone». Un servizio che oltre a confermare (ancora una volta) il talento assoluto di Ledger, dimostra quanti fossero ancora i progetti che l'attore australiano aveva nel cassetto, compreso un biopic su Nick Drake, cantautore inglese di culto scomparso nel 1974 a soli 26 anni.

UNA STAGIONE DA PAZZI





Ormai è diventata una consuetudine e anche quest'anno il numero di agosto di Ciak vi racconta in anteprima i 100 film più attesi della stagione, quelli da non perdere, dai blockbuster alle perle d'essai, dai grandi ritorni alle sorprese. In copertina campeggia Johnny Depp nei panni del Cappellaio Matto per l'Alice nel Paese delle meraviglie versione Tim Burton, ma dentro trovate anche Nemico pubblico di Michael Mann, Parnassus di Terry Gilliam (ultimo film di Heath Ledger), Bastardi senza gloria di Tarantino, New Moon, atteso sequel di Twilight, il nuovo Woody Allen (Whatever Works) oltre a una retrospettiva sui film d'animazione più attesi, da Planet 51 a La principessa e il ranocchio, e sul ritorno degli italiani, da Tornatore con Baarìa a Placido con Il grande sogno. Cento film di cui vi raccontiamo punti di forza e storie, spiegando anche i motivi per cui li aspettiamo e per cui faremo la fila per andare a vederli al cinema. E voi? Qual è il film che aspettate con più ansia di tutti?

giovedì 23 luglio 2009

Il personaggio: HARRY POTTER




Lo strategico spostamento di un anno (il film doveva uscire nell'agosto dell'anno scorso) e i tanti mesi di postproduzione in più hanno probabilmente fatto salire alle stelle la febbre dei potterologi, ma certo non hanno fatto ordine nel magma ribollente del sesto capitolo delle avventure del maghetto. Eppure, Harry Potter e il principe mezzosangue comincia benissimo con l'assalto dei Mangiamorte a Londra e ai babbani, che sfocia nella distruzione del Millennium Bridge, con grande sfoggio di effetti raffinati e un tuffo spaventoso nel mondo che più dark non si può. Aggiungono fascino il ritorno di Lumacorno a Hogwarts, interpretato da un Jim Broadbent in grande forma (come quasi tutti gli attori) e alcuni tratti classici del racconto, come la discesa agli inferi di Silente e Harry persi nella grotta dei misteri. Cos'è che non c'azzecca allora? Di sicuro per addentrarsi nel cupissimo finale della storia (altri due film, Harry Potter e i doni della morte Parte I e Parte II racconteranno il settimo, conclusivo, capitolo e usciranno il 19 novembre del 2010 e il 15 luglio 2011) ci sarebbe voluto un regista ben più immaginifico di David Yates, che invece concede davvero troppo spazio agli sdilinquimenti dei tre giovani protagonisti, annacquando il racconto tra indistinti amorazzi e amori. E la millenaria guerra tra il Bene e il Male rischia così di venire oscurata da una banale tempesta ormonale.

domenica 12 luglio 2009

La recensione: ADVENTURELAND


Piccolo film che vale la pena far uscire dal deserto estivo in cui rischia l'anonimato, Adventureland del giovanilista Greg Mottola vanta un primo pregio, quello di spiegare ai profani (cioè agli adulti) che Kristen Stewart di Twilight non è solo un fenomeno mediatico, ma anche e soprattutto una brava attrice. Qui è l'oggetto del desiderio del protagonista, Jesse Eisenberg, che nell'estate del 1987 sogna un viaggio in Europa per la maturità e invece, causa rovescio economico del padre, si ritrova a lavorare in un assurdo luna park di Pittsburgh (Adventureland, appunto) tra speranze e illusioni in un riuscito, crepuscolare eppure allegro, racconto di formazione.
Dall'adolescenza all'età consapevole accompagnati dai brani, naturalmente irresistibili, di David Bowie, dei Cure e dei Velvet Undergournd. Nulla di straordinario, semplicemente un film che si limita a raccontare bene, con minuzia e sottigliezza, una storia comune, ravvivata da personaggi perfettamente delineati e dialoghi ben scritti. Di questi tempi, garantisco, è già un gran risultato.

lunedì 29 giugno 2009

Inchiesta: COME STA IL CINEMA ITALIANO?


Come di consueto sulla copertina del nuovo numero di luglio di Ciak, appena uscito nelle edicole, trovate tutti i vincitori dei Ciak d’Oro 2009, da Toni Servillo e Paolo Sorrentino per Il Divo a Matteo Garrone per Gomorra, da Claudia Gerini per Diverso da chi? a Lilliana Cavani per la carriera e, con loro, molti altri. Ma oltre a vincitori (e vinti) del nostro premio, sul nuovo Ciak trovate un’inchiesta esclusiva che abbiamo voluto fare sul cinema italiano: abbiamo chiesto a 50 critici, di ogni età e tendenza, dai quotidianisti fino ai blogger, dal Corriere della Sera a Cineblog, cosa non sopportano del nostro cinema, ponendo loro due domande ben precise:

1. Qual è il vero punto debole del nostro cinema?

2. Cosa non vorreste vedere più in un film italiano?

Il risultato è un catalogo pungente, irriverente, di vezzi e vizi molto italians, con risposte molto diverse tra loro (dalla mancanza di sceneggiature alla mancanza di idee, dall’assenza di coraggio all’imperante linguaggio televisivo) ma che messe assieme formano una panoramica senza'altro unica che speriamo possa essere utile anche per il futuro. E ora vi giro le stesse due domande: Quali sono i punti deboli e quali le cose che non vorreste più vedere nel cinema italiano? A voi la parola. 

lunedì 22 giugno 2009

L'icona: NOOMI RAPACE


Probabilmente i puristi non l'ameranno, i patiti del libro faranno le pulci, ma il thriller Uomini che odiano le donne tratto dal primo volet della trilogia culto di Stieg Larsson è un film riuscito nonostante qualche pistolotto finale (chi resiste alla didattica della morale? Solo i geni, e il regista Niels Arden Oplev ancora non appartiene alla categoria). L'apertura riproduce il prologo del romanzo, l'arrivo annuale dei fiori secchi al patriarca della corrotta famiglia Vanger. Ma il vero sobbalzo, e balzo narrativo, è quando entra in scena di spalle Lisbeth ovvero Noomi Rapace, esile come un uccellino, tatuata e con i piercing, il cappuccio della felpa calato in testa. E' lì che si capisce che il casting è perfetto e che il film, trovata la sua eroina dark, può volare. Noomi c'è, è lei, con la bisessualità appena pronunciata, la rabbia contro il genere maschile, la vendetta antica mischiata alla tecnologia moderna, il genio hacker applicato al femminismo criminale. Michael Nyqvist nei panni del direttore di Millenium è bravo ed efficace, ma, com'è giusto, la Rapace (mai nome fu più azzeccato) divora la scena.
Cattiva e giustiziera, sexy ma inviolabile, smangiata da un passato che non le dà tregua, Lisbeth/Noomi trascina dalla sua parte tutte le donne del pianeta. Una detective all'oscuro, gemella razionale (al servizio della legge) dell'Uma Thurman di Kill Bill, versione punkabbestia di Pussy Galore in Goldfinger. Insomma, quel che si dice un'icona.

La recensione: MARTYRS


E' l'epoca delle donne vendicatrici, in fuga da sotterranei di tortura e seviziatori di fanciulle, cresciute nellla violenza e pronte ai delitti più efferati. Martyrs pare la versione crudamente horror di Uomini che odiano le donne: una bimba fugge coperta di piaghe e ferite dalla tana dove il lupo l'ha nascosta. Quindici anni dopo, inseguita e mentalmente torturata dai suoi spaventosi fantasmi, fa strage di una serene famiglia borghese. Che tale, naturalmente, non è. Nel film vince l'immagine sgranata, in presa diretta sulla violenza sulle donne. E invece c'è molto altro in questo spaventevole e davvero inguardabile Martyrs del francese Laugier: la mistica del martirio e l'origine della follia nazi, la deriva dell'orrore verso l'estasi. Fino al peggio che possiate immaginare, un finale "senza pelle".
In Francia è stato uno scandalo: prima ritirato, poi contestato all'uscita in sala, il film si è beccato il massimo divieto. Eppure non è affatto, e non solo, uno di quei riprovevoli "torture porn" alla Hostel che vanno tanto di moda; qui il male insito nella natura umana non suscita attrazione, ma dolore. Un film d'autore che ha superato davvero tutti i limiti consentiti.

mercoledì 3 giugno 2009

LA FINE DI HARRY


Su Ciak di giugno anticipiamo l'inizio della fine di una delle saghe più importanti degli ultimi anni: Harry Potter che il prossimo 15 luglio arriva con il penultimo film della serie, Il principe mezzosangue, di cui raccontiamo eventi, maledizioni e polemiche visto che la pellicola doveva uscire lo scorso novembre e poi è stata (misteriosamente? No, ecco i motivi) rimandata. Il maghetto è anche nella top ten dei 25 personaggi letterari che, secondo noi di Ciak, il cinema è maggiormente riuscito a esaltare, tra l'Hannibal Lecter di Thomas Harris e il Philip Marlowe di Chandler, tra il James Bond di Fleming e il dottor Zivago di Pasternak. 
E voi che rapporto avete con il maghetto di Hogwarts? Amore o indifferenza? E qual è il personaggio letterario che amate di più nella sua versione cinematografica? Aspetto risposte...