giovedì 10 febbraio 2011

IL DISCORSO DEL RE: UN'ALTRA OPINIONE


Continua la querelle su Il discorso del re. Ecco l'opinione di un'altra penna della redazione di Ciak, Marco Balbi, che replica alle accuse mosse al film in alcuni precedenti commenti: «Freddo??? Imbalsamato??? Senza una goccia di passione??? Ma di che film stiamo discutendo? Possiamo parlare di un film asciutto, senza orpelli anche se parla di re e regine, quasi borghese nella sua sobrietà, ma assolutamente non un film freddo. Un film di passione civile, questo si, non di sentimentalismi: una storia esemplare, che andrebbe fatta vedere nelle scuole, per insegnare come il senso del dovere, lo spirito di servizio, la fedeltà alle istituzioni possano portare a superare se stessi, al sacrificio del proprio io. Altro che “inutilmente pedagogico”! Sarò un vecchio conservatore, ma la scena finale del discorso per me è stata un’emozione: lo sforzo dell’uomo che supera i suoi limiti per guidare la nazione, il “suo” popolo (dall’aristocratico al club al soldato al campo: ma che bella descrizione della società inglese di quell’epoca in poche immagini) che lo ascolta in silenzio
in uno dei momenti più forti della propria storia, quello della dichiarazione di guerra alla barbarie nazista. Non una guerra coloniale, non di conquista, ma la guerra della civiltà contro il mostro della svastica. Un popolo guidato da un re che sembrava un debole, ma che con la sua famiglia (in primis la moglie Elizabeth, una bravissima Helena Bonham-Carter) è stato accanto alla gente durante i furiosi bombardamenti su Londra, rischiando come tutti. Film senza una goccia di passione? Io ci ho trovato passione, sentimento e l’atmosfera di un’epoca in cui gli ideali contavano. Un’atmosfera di stile, rigore, senso del dovere e della tradizione che non vorresti finisse, che non vorresti lasciare»
.

Ps: se volete sentire il vero discorso di Giorgio VI, dalla sua voce, andate su:
www.liquida.it/video/a570d88ae/the-king-to-his-peoples-h-m-king-george-vi-from-buckingham-palace-september-3rd-1939/

7 commenti:

perso ha detto...

Un film ben costruito,fin troppo: nessun guizzo di regia e nulla di innovativo, un grande classico che sa insomma di già visto. Garbato, solenne, ma nulla di memorabile e perciò molto probabilmente vincitore dell'Oscar. Hooper ha fatto la sua opera pedagogica e celebrativa con un'eleganza tutta British, ma nulla a che vedere con Nolan e Fincher, creatori di universi ben più personali e ambiziosi.
Firth è grandissimo, ma in A Single Man era perfino migliore. Gli applausi sono piuttosto per Rush.

Anonimo ha detto...

Concordo pienamente con Marco Balbi, magari facesserò più film come questo.
SaraP84

Marco Albanese ha detto...

Balbi non mi cita, ma sono io, in gran parte, l'oggetto delle sue critiche. No problem, ci sto!
Però mi piacerebbe che discutessimo a partire dalla mia recensione (http://stanzedicinema.com/2011/01/31/il-discorso-del-re/) e non solo dalle tre righe che ho scritto in un post.
Rivendico, con forza, la mia lontananza da un film certamente ben costruito, ben interpretato e su un tema "importante".
Tutto questo però non cambia la situazione: Il discorso del Re ha nel suo cuore un'idea di cinema che persino James Ivory troverebbe troppo ossequiosa e tradizionalista.
Balbi parla della lotta al nazismo, del re vicino alla gente. In realtà questo però nel film non si vede mai! Si intuisce, soprattutto nel contrasto con il sordido fratello.
Mah, i miei dubbi restano tutti...
Un caro saluto a Balbi ed a tutta la redazione.
Marco Albanese

sentry ha detto...

L'ho scritto precedentemente: Hooper e Firth ci prendono in giro. Il Discorso del re non è un film freddo, né particolarmente costruito, né bisognoso delle grandi trovate di regia che fin troppo ricerchiamo, come se tutti si chiamassero Michel Gondry. C'è del finto classicismo, in questo film. Sembrerebbe una pellicola d'altri tempi, ma credetemi se vi dico di aver notato caratteri deliziosamente agée solo nella sceneggiatura. La regia è stuzzicante in ogni inquadratura, a suo modo provocatoria, sicuramente personale. Ripeto quanto scritto nel posto precedente: credo che comunque vada visto in lingua originale. E’ un film di attori, come giustamente riportato sulla rivista, e il doppiaggio - per quanto di alto livello - non renderà mai giustizia alla versione inglese. Vero anche che il film sia un piacere per l'orecchio, una bellissima parabola sulla voce e l'uso che se ne fa: un Re è grande in relazione al suo “Speech” ed alla sua comunicativa; un attore, specularmente, per come lavora coi fantasmi suoi e degli altri, trasformandoli in suono. Il film è riuscitissimo in questo senso. La freddezza di cui molti lo tacciano è un'illusione, un pretesto, una finta abilissima di Hooper e degli scenografi. Firth interpreta il Re, Hooper anche, con un distacco tipico delle relazioni di palazzo. Qui sta il gioco. E nel fatto che, certo, Il Discorso è lontanissimo dai climax emozionali a cui siamo abituati. Fine.

sentry ha detto...

Sentry in realtà sono io, non sapevo di avere un altro Account.
Scusate la confusione.

Nicola

simona ha detto...

ho finalmente visto ieri sera il film.....e la recensione di Balbi la sento vicino ai miei pensieri....
film pieno di passione,coinvolgimento e nella sala al momento del discorso finale c'era la stessa attesa di chi ascoltava il re!

Sara ha detto...

io ho visto il discorso del re in un cinema di altri tempi, da sola e con poca gente nella sala....forse anche per questo ogni emozione era acuta e amplificata...in un mondo in cui alle parole nessuno presta più attenzione, il discorso del re ci insegna non solo la difficoltà ma anche la forza che c'è nel pronunciare le vere parole..sicuramente un film classico, ma considerando che di classico ed elegante al mondo non c'è quasi più niente, il discorso del re è una di quelle piccole perle di cui non si sentiva parlare da tempo