giovedì 3 giugno 2010

DISCUSSIONI E CONFRONTI


Ieri c'è stata una piccola grande lite su questo blog. Ben vengano le discussioni, ma da dov'è nato tutto? Più o meno da questa frase postata da un Anonimo: "Ventenni, con le vostre scelte condizionate il mercato, iniziate quindi a porvi nei confronti del cinema in maniera più consapevole, non pensate di essere impegnati se vi fermate a Eastwood o Tarantino". Cosa ne pensate? Commenti feroci a parte, il problema è davvero questo oppure c'è anche un problema evidente di distribuzione? Se ci sono 300 copie di Twilight e una di Le Quattro Volte di chi è la colpa? Dei ventenni? E come si può vedere un film al cinema se non è in cartellone?
LA REDAZIONE

11 commenti:

jacopo ha detto...

E' un circolo vizioso che si crea tra chi produce e chi guarda. Ma tutto secondo me inizia con la caduta del nostro paese e della nostra società, del nostro popolo. Coltivare e investire l'ignoranza di un popolo, porta questa situazione e questi rapporti 300 a 1 nella ditribuzione cinematografica. Per invertire la tendenza? Investire in maniera diversa nei nuovi giovani che verranno..
Di buono c'è che in un mondo globalizzato come il nostro, dvd, blue ray e internet permettono di vedere quasi tutti.
Ma la colpa non è dei vent'enni più di quanto non sia dei 30, 40 e 50 enni....

Anonimo ha detto...

sono di nuovo d'accordo con Jacopo...
per far sì che cambi la distribuzione bisogna prima di tutto cambiare la testa di chi guarda... istruzione e cultura prima di ogni altra cosa! non si può ripartire economicamente, socialmente e artisticamente senza questo! e a i giovani cosa rimane??
Sara

Anonimo ha detto...

Se le mie parole hanno contribuito a produrre i post di Jacopo e Sara ne sono rallegrato, in essi c'è il nocciolo della questione ed esprimono idee e sentimenti condivisi. Il problema non è riuscire a vedere un certo film, in un modo o nell'altro la possibilità di raggiungere un'opera d'arte, in un mercato globalizzato è diventata più facile, in questo caso però sono io che vado incontro al film (andando a vederlo in un cinema di un altro paese, comparndo un dvd in un edizione straniera...), in "un altro paese" (per riprendere il titolo di un documentario "fondamentale" del nostro cinema recente) dovrebbe essere il contrario...riuscire a vedere un film non dovrebbe essere un'impresa anche perchè sarebbe più semplice coinvolgere nella visione anche altre persone, meno cinefile, ma non per questo on in grado di apprezzare il buon cinema. 300 schermi occupati da Twilight contro 1 da Le quattro potrebbe esser liquidato come semplice risultato della legge di mercato, ma diventa una questione molto più ampia, politica anche ma nel sensio più alto e nobile del termine...

perso già di suo ha detto...

Solo perchè un film è proiettato ovunque non vuole dire che devo vederlo per forza. Sono io che scelgo e se la locandina di Twilight campeggia ovunque e quella del film che voglio vedere non c'è da nessuna parte, vuol dire che quel film non lo vedrò al cinema.
Il problema è però che esiste un pubblico che non va al cinema per interesse o scelte personali ma soltanto per "andare al cinema", in cui il film diventa solo un accessorio aggiuntivo, spesso dopo shopping e cena nel multiplex. Ma nemmeno al multiplex si possono dare tutte queste colpe. La colpa è dell'atteggiamento: uno spettatore poco informato e motivato, va al cinema solo per il gusto di andarci e quindi andrà a vedere il film di cui ha visto la pubblicità e la locandina. In questo caso il discorso è applicabile allo spettatore di qualsiasi fascia d'età.

Anonimo ha detto...

concordo con perso già di suo

stanzedicinema ha detto...

Ero a Cannes un paio di settimane fa e proprio su Variety leggevo un articolo dedicato a Valerio De Paolis ed alla BIM, che si lamentava della scomparsa di quel pubblico che andava a vedere i film d'essai, o d'autore o come li volete chiamare.
Il profeta ed il Nastro bianco, due capolavori presentati proprio a Cannes l'anno scorso e arrivati sino alla soglia dell'oscar dopo essersi divisi tutti i premi della stagione, in Italia hanno fatto numeri ridicoli.
Com'è possibile? Dov'è finito il pubblico per questi film?
E per Kiarostami, lanciato in questi giorni e per Le quattro volte ecc....
E' un problema enorme. E' vero che lo spettatore riesce comunque a recuperarli in qualche modo, perchè le possibilità della comunicazione moderna sono infinite.
Ma la sopravvivenza di quel cinema la fanno comunque i numeri della sala. E se Audiard e Haneke incassano un'inezia, magari la prossima volta avranno qualche difficoltà a proporre le loro opere o forse queste più semplicemente non verranno più distribuite nel nostro paese.
I multiplex e la concentrazione distributiva del sistema italiano hanno certamente consentito di mantenere alti i numeri complessivi: ma la qualità di quello che vediamo?
E' troppo facile dire che è il mercato. Nella cultura non funziona proprio così.
Io abito in una ricca provincia Lombarda. Eppure per vedere Kiarostami devo fare non meno di 50 km !
E' qualcun altro che ha scelto per me, ipotizzando quello che vorrei vedere o più semplicemente imponendomelo.
Chi ama il cinema, chi crede ancora che il cinema possa raccontare la complessità del mondo e della vita, deve fare quello che può per salvaguardare i suoi autori più originali, gli iconoclasti, quelli che ci spingono a riflettere e non a subire.
Bello che anche la Detassis e una rivista mainstream come Ciak, se ne occupi.
Segno che le passioni ed i piaceri sono ancora forti!
Marco Albanese
Stanze di Cinema

MrBlonde ha detto...

parlano dei ventenni, ma i quarantenni che si vedono de sica,boldi,vin diesel, sono meglio?
io ho 23 anni e al cinema ci vado molto spesso (e non cero a vedere quei filmacci campioni d'incassi) ma non è certo colpa mia se a roma il nuovo film di polanski dopo una settimana non si trovava più, per non parlare poi di film come il concerto, il nastro bianco,moon..
il problema del cinema siamo quasi tutti noi, non solo i ventenni..

Anonimo ha detto...

E' una spirale in discesa. La gente si è impigrita e per questo si è abbassato il livello, non c'è più la voglia fisica di ricercare perchè poi magari con internet si riesce a recuperare tutto.

La colpa più grande ce l'ha la tv, il mezzo di comunicazione più usato e che invece di cercare di stimolare il cervello della gente si adatta al livello minimo con la consapevolezza che in quel modo riusciranno a fare ascolto. Insomma il pensiero è diamogli la mer*a che tanto se la mangiano. E' una regressione e questo si ripercuote anche sul cinema, sulle scelte dei distributori, dei produttori e della gente. Non si prova più a proporre perchè si rischia, non si azzarda più a produrre qualcosa di diverso ma si va sul sucuro incasso, e la gente non cerca più ma prende la prima cosa che c'è. E così si scende, sta diventando un circolo vizioso.
Eppure se si gira su internet, nei forum, c'è un terreno fertile, uno zoccolo duro di persone e appassionati, anche giovani, che si scambiano consigli e cercano di fare pubblicità a tutti i tipi di film, dalla piccola pellicola al blockbuster.

Per alzare il livello c'è bisogno di più Cinema, in tv e sui giornali, bisogna parlarne di più per far venire la voglia, stimolare ed "educare" le persone, bisogna farle riappassionare. Non ci vuole tanto, io con i miei amici lo faccio e ho portato più di una persona dalla mia parte, li ho fatti appassionare e ora vanno a ricercare o recuperare determinati film...purtroppo spesso su internet perchè cinema e videoteche soffrono molto in questo momento.

Insomma, C'E' BISOGNO DI PIU' CINEMA!

Anche se adesso sembra che chi fa e ama il cinema sia diventato un "nemico dello Stato".

Fefer

Anonimo ha detto...

Il post di Marco Albanese mi suggerisce e rafforza l'idea che occorre riniziare a fare le distinzioni, non tutto è cinema purchè visto su grande schermo...anche a costo di passar per intellettualoidi occorre rimettere i puntini sulle i. Con il passar del tempo mi capita di andare al cinema sempre meno spesso, ma non perchè non ne ho più voglia...vorrei vedere Humpday, Copia conforme, Il tempo che ci rimane anche a distanza di pochi giorni uno dall'altro, ma gli schermi della mia città di provincia sono occupati da "altro" cinema...

Anonimo ha detto...

Se Marco Albanese deve fare non meno di 50 km per vedere Kiarostami, io non faccio nemmeno quelli perchè i film di Kiarostami nemmeno passano dove abito .Il problema sta nelle distribuzione che spinge i film d'incasso sicuro a discapito dei film di nicchia, chiamiamoli così e nella totale mancanza di cultura cinematografica, praticamente inesistente nel nostro paese, basta s lo pensare agli incassi stratosferici dei cinepanettoni .

perso già di suo ha detto...

Sono davvero sorpreso a leggere certi commenti, dato che nella mia piccola (relativamente) città emiliana, il cinema d'essai e d'autore resiste assai bene: Polanski è stato proiettato per la durata record di 2 mesi e Kiarostami è uscito subito. Ma evidentemente devo considerarmi fortunato di vivere in una città con una grande cultura e una tradizione cinematografica che coincide con un preciso schieramento politico. In ogni caso anche il megamultiplex ha una rassegna di film d'essai, quindi non posso davvero lamentarmi.