lunedì 7 giugno 2010

SEAN PENN E IL 9/11


Una lettrice nei commenti sotto riporta alla luce un frammento di cinema lontano ma non troppo, però abbastanza dimenticato: quello diretto da Sean Penn nel 2001 nel film corale 11/09/01, in cui Ernest Borgnine era un vedovo inconsolabile alle prese con l'assenza della moglie e una pianta sul davanzale..."è folgorante..un angolo di cinema bellissimo e doloroso..." dice Katua. Che ne pensate? E, in generale, di Sean Penn come regista cosa pensate? Di film come Lupo solitario o La promessa?

11 commenti:

Anonimo ha detto...

IN TO THE WILD un capolavoro di libertà assoluta...gli altri solo esercizi per arrivare a quella leggerezza selvaggia...con i dovuti parallelismi può essere condiderato l'Easy rider degli anni duemila...

stanzedicinema ha detto...

Io la penso esattemente al contrario: belli i tre film e mezzo precedenti; orrendo Into the wild.
So di rischiare l'impopolarità, ma mi sembra un film inutile, che finisce per esaltare una monumentale idiozia.
Non ci vedo nulla di romantico o di ribelle, nel pensare di poter scappare da tutto e da tutti, persino dalle persone che ci amano, per ricercare una libertà fasulla ed una morte per ignoranza.
E' una critica alla nostra società? E' un racconto di formazione? E' un monito? Più prosegue il viaggio più si comprende la povertà idologica e culturale del protagonista...
E la confusione di Sean Penn.
Lo stesso Christopher, alla fine, agonizzante, si rende conto che la vita è condivisione, non isolamento.
Trovo invece bellissimi i precedenti di Penn, in particolare La promessa, adattato da un racconto di Durrenmatt e con l'ultimo disperato Nicholson della nostra vita.

Marco Albanese
Stanze di Cinema

Anonimo ha detto...

On bended knee is no way to be free
Lifting up an empty cup, I ask silently
All my destinations will accept the one that’s me
So I can breathe…

Circles they grow and they swallow people whole
Half their lives they say goodnight to wives they’ll never know
A mind full of questions, and a teacher in my soul
And so it goes…

Don’t come closer or I’ll have to go
Holding me like gravity are places that pull
If ever there was someone to keep me at home
It would be you…

Everyone I come across, in cages they bought
They think of me and my wandering, but I’m never what they thought
I’ve got my indignation, but I’m pure in all my thoughts
I’m alive…

Wind in my hair, I feel part of everywhere
Underneath my being is a road that disappeared
Late at night I hear the trees, they’re singing with the dead
Overhead…

Leave it to me as I find a way to be
Consider me a satellite, forever orbiting
I knew all the rules, but the rules did not know me
Guaranteed
EDDIE VEDDER

Anonimo ha detto...

Caro Marco, rispetto il tuo giudizio, ma ritenere Into the wild orrendo mi sembra, quantomeno, esagerato. E poi non mi pare che esponi molte argomentazioni valide per definirlo tale.
Quale sarebbe la monumentale idiozia?
1) Christopher non è morto per ignoranza (leggiti anche il libro così ti chiarisci meglio le idee), ma per un banale errore dovuto alla fretta ed alla ricerca disperata di cibo. Per tua norma e regola, il libro dimostra che il ragazzo era tutt'altro che sprovveduto...
2) C. non ricerca una libertà fasulla, ma la verità, la vera essenza della vita e dello stare al mondo.
3) Povertà ideologica e culturale? Ma di che parli? Dovresti essere più chiaro ed argomentare le tue opinioni, mi sembra che sei tu quello confuso, non Sean Penn che segue un percorso preciso. Il regista ci accompagna nel percorso di C. e, attraverso i suoi occi e le sue esperienze, ci invita a riflettere. Puoi essere d'accordo o meno con lui o il protagonista, ma alla fine sei tu che devi arrivare ad una tua conclusione e/o riflessione. E' vero che in alcuni momenti si eccede in poeticismi un pò forzati (il volo dei gabbiani sul mare con il tramonto), però la cosa non disturba più di troppo.
4) Il C. agonizzante, era pronto a tornare a casa e nel mondo "civile", mi sa che ti sei perso un pezzo di film. Aveva risolto gran parte della sua confusione mentale ma, soprattutto, interiore, gli mancava l'ultimo tassello del mosaico raggiunto, purtroppo, con la morte. Riguardati bene il finale, il protagonista abbandona le vesti di Alexander Supertramp per ritornare a tutti gli effetti, Christopher McCandless (lo scrive sulla tavolozza di legno) in quanto ha trovato completamente se stesso e l'essenza del vivere che sta nella condivisione delle tue esperienze con gli altri. Banale? Scontato? Non direi, se ti guardi un po' intorno non so quanti siano consapevoli di questo concetto. E' principalmente questo il messaggio che Sean Penn vuole lasciare.
Baldassarre Medeot

Anonimo ha detto...

Into the wild è un capolavoro assoluto, Emile Hisch enorme e la colonna sonora di Vedder meravigliosa..niente da dire..altro che orrendo
AA

PIETRO ha detto...

STASERA I CIAK D'ORO...ALLA FINE DI QUEST'ANNATA CINEMATOGRAFICA PIENA DI COMMEDIE RIUSCITE E APPREZZATE DAL PUBBLICO E DALLA CRITICA...VERRANNO CONSEGNATI AI VINCITORI...4 PREMI A MINE VAGANTI, 3 PREMI A VINCERE E A L'UOMO CHE VERRA', 2 A LA PRIMA COSA BELLA...SAREBBE CURIOSO RIFLETTERE SU OGNI SINGOLO PREMIO E VEDERE QUAL'è STATA LA SCELTA DEL PUBBLICO...PERSONALMENTE I MIEI CIAK D'ORO ERANO TUTTI PER VINCERE...MA A DISTANZA DI UN'ANNO DALL'USCITA DOPO ESSER STATO APPREZZATO NEL SONDAGGIO DI CIAK DI FINE ANNO...TRE PREMI NON SONO POCHI:-)

stanzedicinema ha detto...

A Baldassarre.
Sono stato volutamente provocatorio. Ma sei tu stesso che affermi: Christopher "aveva risolto gran parte della sua confusione mentale ma, soprattutto, interiore, gli mancava l'ultimo tassello del mosaico raggiunto, purtroppo, con la morte".
C'è qui, tutto il senso del mio punto di vista.
Vedendo il film il protagonista mi è apparso un ragazzo molto confuso. La stessa confusione si trova nella sua morte accidentale e nel film tutto intero.
Non nego che ci si possa immedesimare, che si possa vivere quella stessa confusione e setirla propria.
Ma io non ci vedo nulla di romantico o di esemplare: capire in punto di morte di aver sbagliato tutto?
Accorgersi solo allora di aver buttato via affetti, amori, famiglia, amici?
Che poi la colonna sonora di Eddie Vedder sia bellissima ed Emile Hirsch eroico, sono cose che non cambiano il senso di un film che continua ad apparirmi stonato.

Marco Albanese

Anonimo ha detto...

La terra dei morti vieventi? Bloggisti dove siete finiti?

Anonimo ha detto...

A Marco.
Più che provocatorio direi... :-)
Definire un film "orrendo" travalica il senso della provocazione.
Sì l'ho scritto, ma ti ricordo che Christopher è rimasto bloccato sul bus per un errore di valutazione (la piena del fiume), aveva già deciso di tornare alla "civiltà".
Quale ragazzo non è confuso a quella età? Christopher ha scelto una via estrema, ha cercato l'isolamento per capire chi è e cosa vuole,ha cercato una conciliazione con la natura scoprendo che non ci può essere, l'uomo non è fatto per stare con la natura e, di contro, essa non lo accetta in quanto distruttore.
Tu non ci vedi niente di romantico, ma altri probabilmente sì, altri ancora lo troveranno esemplare, altri si esalteranno; il discorso è che ognuno di noi si può fare un'idea diversa e tutti possiamo avere ragione o torto, dipende dalla propria sensibilità, dalle proprie convinzioni, dal proprio modo di vedere e capire le cose.
In fondo è questo il bello delle discussioni :-) a presto.
Baldassarre

stanzedicinema ha detto...

X Baldassarre.
Se non avessi usato quell'aggettivo forte, non si sarebbe mosso nulla. Invece siamo qui a discutere.
In fondo questo, come altri blog, ha senso proprio quando si manifestano punti di vista anche diversi e lontani.
Il confronto è fondamentale!
Devo dire che d'abitudine scelgo sempre di leggere critiche e opinioni diverse dalle mie, perchè è più interessante e mi costringe a mettere alla prova convinzioni e pregiudizi.
A presto!
Marco Albanese
Stanze di Cinema

Anonimo ha detto...

PIACERI FORTI SE VI RICORDATE A FINE MESE DI SCRIVERE SU STO BLOG SOLO PER PUBBLICIZZARE IL NUMERO DI LUGLIO...CON ALLEGATI DVD VARI...BEH...NO COMMENT!!!!