martedì 17 febbraio 2009

La recensione: IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON


David Fincher impegna ogni suo talento (e sono tanti, folli) in questo film metafora in cui qualcuno ha già letto infanzia, decadenza e dissoluzione dell’America, dalla gloriosa vittoria del 1918 alla devastazione di Katrina (su cui si apre e chiude il racconto). Eppure, nonostante la ricercata bellezza dell’insieme, il regista non riesce a cancellare il voyeurismo che ne falsa la visione. Dal momento in cui Benjamin nasce, neonato vecchio e rugoso, crescendo poi all’incontrario, noi tutti aspettiamo solo quello: l’attimo in cui Brad Pitt ri-diventerà Brad Pitt, che infine arriva, con la star che sbuca trionfale dalla curva in sella alla motocicletta. C’è un che di ironico, lo so, eppure questa attesa rende tutto il resto assai improbabile, svela il meccanismo, il cerone, il trucco, l’effetto speciale e li porta in primo piano cancellando la profondità a favore dell’abbagliante superficie.
Insomma, finisce su una nota dissonante la magnifica divagazione (tratta da Francis Scott Fitzgerald) sul tempo che ci rincorre e noi rincorriamo con l’angoscia di sapere che le rispettive lancette non si allinearanno mai. Ci si concentra forse troppo sul mutare prodigioso del corpo degli amanti che, lo sappiamo già, potranno unirsi solo per un breve momento, quando lei, Cate Blanchett, sarà gia vecchia e lui sul punto di precipitare nell’infanzia. Ma è altrettanto innegabile che proprio in questo destino avverso, fin troppo annunciato allo spettatore, risieda il potere ipnotico del film.

16 commenti:

Ivan Giorgi ha detto...

Perché è stato eliminato il mio commento?!

Anonimo ha detto...

NO, NON ELIMINATO, PURTROPPO E' SALTATO PER QUESTIONI TECNICHE, IL BLOG SI STAVA AGGIORNANDO!!

Anonimo ha detto...

Ho visto il film di Fincher ieri e forse è vero che è tutto prevedibile ma che immagini uno spettacolo continuo e Pitt intenso, credibile e bellissimo come sempre
Annie78

clauderouges ha detto...

Questo film, insieme a "The Millionaire". è uno dei film favoriti all'Oscar. Ma mentre questo è un po' troppo lungo e un po' smielato e retorico, seppur un bel film, il secondo è molto ben costruito e per nulla banale.

Vorrei chiederle Direttore, come mai "Il Curioso Caso di Benjamin Button" è stato distribuito in miliardi di copie mentre "The Millionaire", pur essendo favorito agli Oscar, è stato distribuito in un modo veramente indecente? E poi, ora che ha preso dieci nomination, perché non cercano di ridistribuirlo e rendere a questo film la visibilità che merita? Credo che l'Italia sia il paese dove è stato distribuito peggio. Non crede?

Anonimo ha detto...

Comunque io volevo vedere Button in versione originale e non l'ho potuto fare, a Bologna, perché? Perché non posso scegliere?
Marika

Anonimo ha detto...

Devo vederlo!!!!E prima di Domenica!!!!^^

Baci

Beps

Piera Detassis ha detto...

COME SONO D'ACCORDO CON IL GRIDO DI DOLORE DI MARIKA. GIA' PERCHE' IN QUESTO PAESE NON SI PUO' SCEGLIERE LA VERSIONE ORIGINALE? PERCHE' SIAMO CONDANNATI AL DOPPIAGGIO. IO,PER RAGIONI DI LAVORO E ANTICIPI, HO LA FORTUNA DI VEDERE TUTTO IN ORIGINALE E CREDO CHE UN PAESE DOVE LA CULTURA CONTA DOVREBBE GARANTIRE A TUTTI LA STESSA POSSIBILITA'...

EscanoR ha detto...

Piccola premessa,questo film comunque sia e comunque vada è decisamente superiore a The Millionaire...detto ciò,mi ha deluso e non poco...
Si tratta di un film tecnicamente perfetto con alcune sequenze memorabili (non a caso quelle in cui ho riconosciuto il "vero" fincher,ossia
scena iniziale orologio-guerra e la magnifica sequenza su cosa "sarebbe successo se.."
),una fotografia eccellente ed effetti speciali strabilianti,il problema è che il film finisce qui...al di là quindi di un'estetica perfetta è privo di anima,non suscita alcuna emozione e risulta spesso freddo e distaccato,anche la storia d'amore con Daisy non è riuscita a coinvolgermi come avrei sperato(e come invece accadde,ad esempio,in Forrest Gump,che in sostanza possiede tutto ciò che manca al film),questo io lo imputo al fatto che alla regia ci fosse proprio Fincher,un regista che diciamocelo,non è Zemeckis o Burton,basta vedere la sua filmografia per rendersi presto conto che non era adatto a girare un film di questo tipo,perchè inevitabilmente il risultato sarebbe stato quello di cui ho parlato,mi sta bene che abbia voglia di sperimentare,ma David non farlo più e torna a fare quello che sai far meglio!
Concludo con altri due difetti per me non di poco conto,il primo la durata...se la prima parte è infatti coinvolgente e ben strutturata nella seconda si rischia più volte il sonno profondo,spesso mi chiedevo quando ci sarebbe stato un po' di "movimento",ma al di là della poco riuscita(IMHO)scena del
sottomarino
,si giunge stancamente al prevedibile finale...il secondo difetto è l'assenza,a mio modo di vedere,di una colonna sonora efficace,che in film di questo tipo (vedere sempre Forrest Gump) risulta a dir poco indispensabile e necessaria!Insomma se devo dargli un voto non vado oltre il 6,5,perchè alcune buone cose ci sono,ma davvero non bastano...

clauderouges ha detto...

Non sono d'accordo. "The Millionaire" scondo me è nettamente superiore a questo.

Andromaca ha detto...

E' stato più volte nominato "The Millionaire" come miglior film dell'anno, ma per me è uno dei film più sopravvalutati degli ultimi tempi. Ci vuole quindi poco a far meglio, e la pellicola di Fincher lo fa, anche se, parlando della corsa agli Oscar, io premierei ancora di più un "Milk" o un "Frost/Nixon" (e non mi fermerei a quella sola categoria. Li ho adorato, e come meritano, a prescindere dai miei gusti).
"Il curioso caso di Benjamin Button" a mio parere è un film molto soggettivo, per questo le opinioni discordanti sono molte. L'accoglierlo in una maniera o in un'altra dipende più dai nostri trascorsi e dalla visione che abbiamo della vita che da altro. Perché c'è poco (ma anche nulla) da contestare sulla tecnica e sulla recitazione.
Ma trovo anche difficile che un film del genere possa lasciar indifferenti visti i temi universali che affronta.

Diè ha detto...

Non è semplicemente la storia paradossale di un bambino nato vecchio, con artrosi e cataratta che ringiovanisce col tempo, perché sarebbe riduttivo considerarlo solo questo.
Il curioso caso di Benjamin Button è molto di più, esula dalla definizione di “dramma surreale”, lo fa come tutti quei film difficilmente incasellabili in generi e dal respiro talmente ampio che si fa quasi fatica a ripensare a tutti i momenti intensi ed emozionanti che lo costellano.

E’ soprattutto un film sul Tempo, inteso in senso assoluto: il tempo che può essere istantaneo e rapido come il battito d’ali di un colibrì e lungo e continuo come lo scorrere incessante delle lancette di un vecchio orologio ferroviario, in movimento perenne. Tempo infinito, come il movimento di quelle stesse ali rallentate al cinematografo.

Benjamin parla delle piccole cose che risultano essere in realtà le più importanti, quelle che permettono di guardarsi dentro e crescere, evolvere.
I dettagli di viaggi raccontati in una nottata insonne davanti al thè in infusione, l’esperienza da “grandi” in un bordello, la calma serafica delle persone addormentate, il mistero di un albergo nel cuore della notte, una vecchia fiaba per bambini con un canguro, una stringa di scarpa spezzata.
Tutto porta a qualcosa di più: la scoperta dell’amore e quella disincantata del sesso, la tranquillità della propria casa, il fascino che solo le notti possono avere, la conoscenza dei rapporti interpersonali, il fatalismo che scompagina tutte le nostre azioni.

Un film di sguardi: quelli di Brad Pitt, incastonati su un corpo alieno, ora incartapecorito, ora da teenager; le occhiate con Elizabeth, da quelle sospettose in ascensore fino a quelle rassicuranti e complici nottata dopo nottata; gli occhi sgranati e splendenti di Cate Blanchette che lo riconosce stupefatta e parla incessantemente di ballo, di danza e di spettacoli; quelli velati di lacrime di un padre davanti al tramonto della sua infanzia. E poi quelli di un neonato, tanto innocenti quanto quelli più pieni di significato, forse in un attimo davvero consapevoli della verità. Una scena tanto poetica quanto angosciante nel suo contesto.

Un film di contraddizioni: una tempesta violenta ieri è gioco di due innamorati che si sfidano a resistere sotto l’acqua, oggi è l’uragano che getta nel panico una città intera, solleva ricordi sedimentati e infine sommerge tutto.

La regia di Fincher è poetica ed ispirata, sospesa tra la surrealtà del Big Fish burtoniano e la compartecipazione del Forrest Gump di Zemeckis, avvolge lo spettatore con un manto affabulatorio antico, sfruttando una fotografia a dir poco meravigliosa e scene pittoresche, da New Orleans alla Russia fino a Parigi.

E' una pellicola piena e coinvolgente, capace di toccare con precisione le corde emozionali di chi la vive senza risultare forzata, percorsa da una malinconia estrema di fondo dall’inizio alla fine senza per questo voler essere patetica, che parla di un amore estremo e totalizzante che non diventa mai melenso, che invita alla riflessione senza mai moralizzare.

C’è chi legge una storia che sembra una fiaba e ritrova se stesso, c’è chi muore con la consapevolezza della sua esistenza, c’è chi nasce e chi muore.
E c’è chi vive.

Anonimo ha detto...

Non capisco davvero se sono l'unico a cui questo film non è piaciuto.
L'ho trovato estremamente lento e poco introspettivo, decisamente troppo holliwoodiano. Inutile il tentativo dell'autore di farci vivere nel minor tempo possibile la vita del protagonista.
Mi dispiace che sia andata sprecata una trama così avvincente.
Gab

Anonimo ha detto...

beh grande film ,grande spettacolo e grande pitt,spero vinca qualche oscar

Box ha detto...

Credo che il"curioso caso di benjamin button"sia uno dei film più sopravvalutati degli ultimi anni,una di quelle pellicole destinate ad un rapido oblio dopo un altrettanto rapido trionfo al botteghino.Ho trovato la pellicola di Fincher vuota e autoreferenziale,poco più di una collezione di cartoline da spot.La cura con la quale il regista riproduce i clichées hollywoodiani,ormai logori,risulta fin da subito tediosa ed entro breve finisce per uccidere la narrazione che viene relegata ad una monocorde cornice.Spero che Fincher torni presto a fare film e la smetta di guardarsi allo specchio.

recenso ha detto...

Molti blog parlavano della similitudine con forrest Gump. Io non ci trovo molto di Forrest Gump in questo film, non basta che lo sceneggiatore sia lo stesso a convincermi. L'ho visto più simile a L'uomo bicentenario, entrambi i protagonisti diversi e entrambi restano giovani mentre la donna amata invecchia, entrambi attendono una vita per coronare il sogno d'amore, entrambi vorrebbero essere uomini e non ci riescono, Andrew perché robot, Benjamin perché fuori tempo. La differenza è che Benjamin non può invertire il tempo. Ma l'uomo bicentenario era meglio. Detto questo,il film inizia bene ma poi ci saluta e riappare dopo 2 ore quando Brad è tornato al naturale: bello rivederlo giovane come agli inizi della carriera, ed onestamente è l'unica emozione che mi ha dato il film, le 2 ore passano nella noia e le sequenze dell'idillio nemmeno soddisfano

bijewrit ha detto...

Gratitude is the sign of noble souls.

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