lunedì 24 maggio 2010

CINEMA DA FESTIVAL


Il tappeto rosso si ritira anche per quest’anno sulla Croisette e inizia il momento dei bilanci. Ha vinto il cinema d’autore firmato da nomi come il tailandese Apichatpong Weerasethakul e il coreano Lee Chang-Dong, ma ci sono stati anche premi per Mathieu Amalric, per la Juliette Binoche di Kiarostami e il Javier Bardem di Inarritu, oltre al nostro Germano, di cui parleremo sul prossimo numero di Ciak. A ogni Festival sembra però ripetersi la stessa domanda: queste pellicole avranno un futuro? Avranno un mercato? Inarritu e Luchetti sicuramente, ma Weerasethakul e Chang-Dong? Noi di Ciak vorremmo conoscere anche la vostra opinione visto che si parla tanto di film che sembrano esistere solo nei Festival, destinati però poi a uno scarso seguito commerciale…

11 commenti:

Anonimo ha detto...

è logico che, se non verranno distribuiti e pubblicizzati nella maniera corretta, nessuno li vedrà mai.... ma questo succede anche perchè del cinema si ha una concezione commerciale, ancora non è concepito come arte dalla maggior parte della gente...
Sara

Anonimo ha detto...

Sì Sara, però ci sono anche film terribili nei Festival, diciamo la verità, film che nessuno vuole vedere---io ne ho visti un paio teribbbbili..e la fissa del cinema orientale dei festival? basta
KAtua

Anonimo ha detto...

No comment sulla povertà distributiva italiana. Ciak potrebbe allegarli in dvd...Tropical malady e Syndromes and a Century del regista thailandese o Oasis e Secret sunshine del regista coreano...ma succederà mai?A Piera l'ònore o l'onòre...

jacopo ha detto...

A me fanno un pò ridere tutti quelli che parlano di distribuzione, di palazzi che con controllano quali film sì e quali no.
Quando aprite gli occhi, guardate la società e poi capite xchè Iron Man fa 200 mln e il film impegnato 30 mila euro. Le case si costruiscono dalle fondamenta. E soprattutto in una politica capitalista e di libero mercato si spinge ciò che vende...bello o brutto el cose van così...Rieduchiamo a osservare e riavremo capolavori in 100 sale non in 4.
saluti
JLC

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

Jacopo hai ragione, la questione è complessa...anche se spesso ci sono film orrendi ai Festival possiamo dirlo? Di una lentezza malata?
KK

PIETRO ha detto...

Malata è la velocità di certi film che si consumano e si diemnticano tra due popcorn.

jacopo ha detto...

Direi senza sbagliare, che sono malati gli uni e gli altri, di due malattie diverse, ma pur sempre malati...

Anonimo ha detto...

ci saranno pure film terribili nei festival, ma quanto ce ne propinano invece di terribili in 500 sale??? che tra le altre cose costano soldi su soldi ma che in realtà non valevano manco 1 euro.
di certo sono d'accordo con Jacopo, ci sono delle "malattie"in tutti e due i settori, ma davvero bisognerebbe rieducare la vista...

PIETRO ha detto...

Vi ricordo che il tanto amato Tim Burton e non l'ultimo arrivato ha premiato con la palma d'oro uno dei cinema più ostici del panorama contemporaneo quello di Weerasethakul...certo il presidente di giuria ha ammesso che è un cinema che non conosceva...ma penso che qualcosa di quella visione resterà negl'occhi di Tim Burton e ritornerà nel suo cinema sotto altra veste. Malato significa che sta per morire...tanto cinema contemporaneo da fast food è già morto prima di arrivar ein sala...già pronto ad essere dimenticato. Weerasethakul come l'Hou Hsiao Hsien di 20 anni fà (Città dolente - Leone d'oro a Venezia nell'89) o lo Tsai Ming Liang di 15 anni fà (Vive l'amour - Leone d'oro a Venezia nel 94) non sarà dimenticato...

Anonimo ha detto...

Sarei curioso di sapere qualche titolo di questi film "Malati", di una "Lentezza malata"...

LA fissa dei film asiatici c'è perché il cinema asiatico è capace di regalare storie originali e nuovi modi di vedere.