lunedì 9 marzo 2009

La recensione: THE WRESTLER


La voglia di riscatto è l’arma migliore di The Wrestler di Darren Aronofsky: il regista doveva riprendersi dal fallimento del pretenzioso The Fountain - L'albero della vita e il suo protagonista Mickey Rourke da vent’anni di buio esistenziale, lifting deturpanti, boxe fuori tempo massimo. Senza il corpo e il volto martoriato dell’attore, quella sua massiccia, sporca, voglia di stare sul ring dello showbiz e crocefiggersi per lo spettacolo, il film sarebbe solo un classico racconto nel tono "american way of life". Dopo un infarto e un bypass, il wrestler Randy The Ram dovrebbe lasciare i dolorosi match, ma non può perché quella è la sua vita: divertire la gente, spararsi graffette nella pelle con la cucitrice, lanciarsi di piatto sull’avversario, fosse anche l’ultima volta. La criniera bionda di Rourke, i tatuaggi sotto le tute fluorescenti, la sua amara autoironia (irresistibile quando fa il commesso al banco alimentari con la cuffietta in testa) aggiunti al tono livido e documentario della regia, trasformano The Wrestler in una vera e propria Passione laica, inno al fallimento che va onorato sino in fondo. In questo universo disperatamente macho e dunque fragilissimo, rilucono due attrici meravigliose, Marisa Tomei e Evan Rachel Wood.

8 commenti:

Daddun ha detto...

L'ho visto ieri sera e mi sono commosso: un film intriso di malinconia e voglia di riscatto, con un Rourke che rende grande Randy the Ram. Raramente si è visto al cinema una tale simbiosi fra attore e personaggio intepretato. Secondo me ha raccolto (come premi) meno di quanto meritasse. Marisa Tomei è stata magnifica e coraggiosa, mentre Evan Rachel Wood era perfetta nel ruolo. Un film che io sto consigliando a tutti quanti. Ciao, Alessandro

cinemaMAnia ha detto...

Visto ieri sera: è un film molto intenso ed è interpretato da un Rourke che non ti aspetti. Pellicola truculenta e cruda ma profonda e drammatica. L'eroe delle folle che non riesce a vivere in modo diverso da quello dello spettacolo. Si, spettacolo! Perchè il wrestling viene sdoganato e presentato per quello che è; spettacolo e non sport. Dopo vent'anni di show, Randy "The Ram", drogato, pompato,quasi sordo, cerca di convincersi che può fare un lavoro "normale" ma desiste molto presto. Crede di poter recuperare il rapporto con la figlia ma scopre che non riesce a cambiare. Un dramma psicologico girato in gran parte con camera a mano. Un bel film.

galbo ha detto...

Raro caso di totale assimilazione tra un attore e il suo personaggio. Solo Rourke poteva interpretare Randy con questa straziante e disperata sincerità. Il film sta tutto nella prova di questo grande attore risorto al suo pubblico.

Giulia ha detto...

A me non ha convinto!
L'effetto disgusto della prima parte - quasi documentaristica e incentrata sugli scontri di wrestling - è forte e rimane incubato nello spettatore fino alla fine, togliendo la possibilità di appezzare le scene più emotivamente toccanti e il risvolto psicologico che la seconda parte del film tenta di affrontare.
Interpretazione di Rourke sopravvalutata.

Anonimo ha detto...

dico che il film è davvero, ma davvero bello. Rourke è un grande, ma direi che grandissimo è anche il regista. E anche lei, che gli ha dedicato la cover. Rourke non ha vinto l'Oscar, ma questa sua interpretazione resterà alla storia.

Anonimo ha detto...

"Il nostro oscar del cuore". giusto! bella una cover che difende un'idea. certo, probabilmente immaginavate che Mickey Rourke avrebbe vinto l'Oscar, cosa che tra l'alro avrebbe strameritato. Ho visto il film, e lui è incredibile. Ho letto cose meravigliose sulla sua interpretazione, ma qualcuno ha anche scritto che in realtà la sua non è bravura di attore perchè interpreta se stesso. Non sono assolutamente d'accordo. Dire una cosa del genere significa non capire cosa ci sia dietro la preparazione di un attore. Rourke è straordinario. Il film resta nel cuore.

Anonimo ha detto...

Bellissimo film!!!!!!!

Beps

the floyd ha detto...

Buon film, non eccezionale.
Il punto di forza della pellicola è quello di narrare in maniera cruda le vicende ( quasi autobiografiche ) del protagonista; alla fine della proiezione, tuttavia, si rimane leggermente insoddisfatti, perchè la storia aveva qualcosa in più da dire.