mercoledì 25 marzo 2009

La recensione: L'ONDA


Film di passaparola, senza squilli né fanfare, ma pronto a sedimentare anche nello immaginario dei più ostinati. Si può diventare nazisti a qualsiasi latitudine, in qualsiasi epoca, pur proveniendo da solide radici democratiche moderne. Si può, lo dimostra questo singolare film tedesco diretto da Dennis Gansel a sua volta tratto dal romanzo di Todd Strasser (www.toddstrasser.com) del 1981. Un professore immette nella classe in cui insegna i germi apparentemente innocui, all’inizio, del nuovo totalitarismo e pian piano convince gli studenti a rinunciare alle proprie idee, affidandosi a regole, divise, pregiudizi che offrono un mondo e un’esistenza più facile, più protettiva. Il nazismo si può insegnare, non è così lontano nel tempo, neppure per i più giovani. Esperimento didattico dagli scopi rovesciati, L’onda è un film che ti porta per mano nel buio a cui non credevi. Appassionante, almeno sino a tre quarti e nonostante qualche banalità narrativa. Quello che proprio non va giù è il drammatico finale, soprassalto di climax che gronda retorica e rischia davvero di far svanire il ricordo di quel che s’è visto sino ad allora.

4 commenti:

arwenlynch ha detto...

Cara Piera non sono d'accordo con la tua recensione, per me è un film che fa riflettere, soprattutto per l'incoscienza dell'insegnante a far fare un esperimento così pericoloso ai suoi allievi, il totalitarismo e le dittature danno alla testa, il finale non lo trovo banale, anzi semmai è il contrario è la conseguenza di tutto ciò...l'esperimento sfugge di mano all'insegnante, ma la cosa che fa riflettere è che al giorno d'oggi può capitare benissimo come è capitata anche sessant'anni fa, e la cosa fa pensare, per quanto riguarda la regia si, ci sono delle pecche il film è raccontato manieristicamente, ma ciò che cattura è la storia, attualissima ancora oggi. :)

gionniJr ha detto...

Dunque il film ha il grande pregio di trattare un tema originale e poco battuto; è un esperimento su quanto le nuove generazioni
considerino erroneamente come improbabile il ritorno di vecchie ideologie totalitaristiche. E fin qui tutto ok...anzi, ce ne fossero.
Nonostante questo, sebbene tutta la prova abbia un filo conduttore solido, i vari passaggi sono un pò scontati e frettolosi, il finale un pò telefonato: il professore dall'aspetto vagamente nazi, il bello di turno che appartiene alla fazione opposta alla bella di turno ma che poi rinsavisce, personaggi un pò incolori e immotivati.
In sintesi direi che è una più che sufficente ma non eccelsa trasposizione cinematografica di un libro.

t.rigoni ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RockPoetry ha detto...

Io l'ho trovato affascinante in generale per l'originalità, ottimo mezzo per dimostrare come si instaura una dittatura facendo credere alle persone di fare la cosa giusta, e quindi sempre possibile... ci sono diversi dettagli che avrei costruito in modo diverso, e in effetti certe scene in cui ci si poteva aspettare un colpo di scena finiva con qualcosa di banale, però il finale mi è piaciuto (apparte la costruzione del discorso di Reiner, che non colpiva come avrebbe potuto).. mi ha infastidito però l'immagine che è stata data agli anarchici, tende ad influenzare le idee negative su questo movimento, e l'ho ben poco apprezzato..